Riaprono i rifugi: mascherine, kit e distanze di sicurezza, così gli appassionati tornano in quota

Dal 13 giugno tutti in esercizio: apripista il 23 maggio è stato il “Pelizzo” sul Matajur, cui seguirà, il prossimo week end, la riapertura di un altro gruppo di strutture in quota

UDINE. Sabato 23 maggio è ripartita la stagione dei rifugi alpini. Apripista è stato il “Pelizzo” al Matajur, cui seguirà, il prossimo week end, la riapertura di un altro gruppo di strutture in quota. Ed entro il 13 giugno saranno tutti in esercizio.

«La buona notizia è che c’è abbastanza gente che gira per i monti. La cattiva, che in un quadro normativo ancora pieno di incognite e di ambiguità interpretative – che non riguardano soltanto noi – abbiamo una sola certezza: ci aspetta una stagione difficilissima. Per darne un’idea, Federalberghi regionale ipotizza, per l’intero settore, una perdita secca del 70%», sospira Stefano Sinuello, patròn del “Pelizzo” (a Savogna) e presidente di Assorifugi, l’associazione di categoria dei gestori.

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Mercoledì sera, su una piattaforma web, c’è stata un’affollatissima videoconferenza, dove è stato fatto il punto sulla situazione e si è cercato di capire come affrontare le misure di contenimento e di distanziamento in condizioni particolari quali quelle, appunto, dei rifugi alpini. In caso di situazione difficile, evidentemente, prevarrà quella che è la loro funzione primaria, attestata dallo stesso nome: offrire protezione ad alpinisti ed escursionisti.



«Siamo un presidio, se c’è tempesta o la temperatura precipita faremo entrare la gente, con la mascherina e con il maggior distanziamento possibile. Però è chiaro che non possiamo lasciar fuori nessuno. In condizioni normali invece ci atterremo alle regole del protocollo elaborato dal coordinamento nazionale, sostanzialmente in linea con il “decalogo” reso noto dal Cai. Del resto al momento non esistono prescrizioni specifiche né a livello governativo, né a livello regionale», dice ancora Sinuello.

I gestori del Pelizzo con la mascherina
I gestori del Pelizzo con la mascherina

«Nei limiti delle nostre possibilità, ci impegneremo nel far rispettare tutte le norme, distanziamento ai tavoli e al bar, salvo gruppi familiari e autocertificati. Però non potremo improvvisarci sceriffi. Facciamo molto affidamento sul senso di responsabilità di alpinisti ed escursionisti. E a guardare i primi frequentatori della montagna di questa primavera c’è da ben sperare: non sono quelli della movida. Però alle volte, può bastare una disattenzione ingenua, come un selfie in cui tre o quattro persone si mettono vicine per un attimo».

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Per i pernottamenti, che, salvo emergenze, dovranno essere preventivamente prenotati, si riconfigureranno gli spazi interni. Ogni visitatore dovrà portare con sé l’occorrente, a partire dal sacco a pelo, anche se sarà possibile l’acquisto di sacchi lenzuolo monouso. Le camere potranno essere occupate solo dopo le 16, per consentirne la sanificazione a ogni cambio ospiti.

I primi ospiti al rifugio Pelizzo, sul Matajur, dopo la riapertura post-lockdown
I primi ospiti al rifugio Pelizzo, sul Matajur, dopo la riapertura post-lockdown


La procedura utilizzata sarà quella dell’ozonizzazione: il Cai dovrebbe a breve inviare a tutti i rifugi di proprietà delle sezioni un kit con mascherine, guanti, disinfettanti, pulsossimetro. Resta il fatto che circa metà delle strutture del Friuli Venezia Giulia non appartiene al Club e quindi dovrà provvedere in proprio.
E qui si apre il doloroso capitolo dei bilanci già tirati all’osso, visto che, a differenza di altre aree dell’arco alpino, c’è un bacino d’utenza minore e soprattutto mancano gli introiti della stagione sciistica.

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