Al rifugio Pelizzo è subito pienone: mancano solo sloveni e austriaci

CIVIDALE. Pienone, ma all’insegna del rigore. Il Matajur, meta amatissima dai friulani, ha inaugurato ufficialmente la stagione con un afflusso da record eppure, appunto, rispettoso delle disposizioni volte a contenere il contagio da Covid-19: nel primo weekend di attività post lockdown del rifugio Pelizzo, che sabato 23 maggio ha aperto la via su scala regionale – le altre strutture torneranno in funzione gradualmente, entro la prima metà di giugno – , sono state centinaia, da tutto il Friuli e in ampia misura anche dalla Venezia Giulia, le persone che hanno raggiunto la montagna simbolo del Cividalese. Mancavano all’appello solo sloveni e austriaci, che abitualmente rappresentano una larga fetta dei frequentatori del monte: per il resto, lo scenario di ieri non aveva niente da invidiare alle domeniche di punta di una qualsiasi stagione estiva.
Basti dire che il lungo anello a senso unico che porta al rifugio non aveva più, in tarda mattinata, un posto auto libero, tant’è la fila di macchine si è allungata anche oltre, fino allo slargo normalmente adibito alla sosta dei camper; parecchi anche i ciclisti, nella miglior tradizione domenicale del Matajur. E poco ha inciso il forte vento in quota sul desiderio di tanti di una camminata fino in vetta, in una giornata che regalava buona visibilità: ben raramente deserta, nei fine settimana, la cima del monte – che offre un panorama mozzafiato – ha registrato ieri un numero di presenze proporzionale alla voglia di libertà sprigionatasi dopo la quarantena collettiva.
E prima o dopo, una buona percentuale di questo popolo montanaro ritrovato ha fatto tappa al rifugio, che non poteva sperare in una ripartenza sotto migliori auspici: «C’è stato movimento già nella giornata di sabato – racconta il titolare della struttura, Stefano Sinuello, anche presidente di Assorifugi – e finora tutti si sono dimostrati molto coscienziosi, attenti alle prescrizioni. Una grande educazione, nessun caso problematico, di insofferenza o di inosservanza delle regole che disciplinano questo periodo».
Salvo rare eccezioni, in effetti, la mascherina c’era: magari abbassata sul collo, pronta per il “sollevamento tattico” all’incrocio con altri escursionisti, ma risultava parte integrante del look della netta maggioranza di quanti (ciclisti inclusi) hanno scelto il Matajur come propria destinazione festiva. Dentro il rifugio, poi, atteggiamenti ulteriormente ligi: ingressi ordinati, attese pazienti al banco, distanze rispettate, tavoli numericamente dimezzati rispetto al consueto (alcuni sono stati spostati all’esterno). «Il primo impatto – commenta ancora Sinuello – è stato positivo: la ripartenza è andata davvero bene. Speriamo che sia solo l’inizio e che la stagione prosegua all’insegna di un costante miglioramento».
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