Regeni, dubbi dell’Italia sulla versione egiziana. Esplode la rabbia dei genitori: "E' una messa in scena, il governo reagisca"

Investigatori e inquirenti: nessuna prova certa che a uccidere il giovane friulano sia stata una banda di criminali. Gentiloni: l'Italia vuole la verità. I familiari del giovane ricercatore: feriti e amareggiati. E la Procura di Roma: gli elementi comunicati dall'Egitto non fanno chiarezza

UDINE. «Il caso non è affatto chiuso. Non c’è alcun elemento certo che confermi che siano stati loro».

Investigatori ed inquirenti italiani impegnati nell’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni sollevano diversi dubbi sulla “svolta” arrivata dall’Egitto, ricordando che nonostante siano passati due mesi dalla scomparsa del ricercatore, le autorità italiane sono ancora in attesa di riceve dal Cairo alcuni documenti.

Trovati i documenti di Giulio Regeni: li aveva uno dei presunti killer uccisi dalla polizia

Sono almeno tre le incongruenze nella ricostruzione del Cairo, secondo inquirenti ed investigatori. Il primo dubbio è legato proprio al ritrovamento dei documenti di Regeni: non è credibile, sottolineano fonti qualificate, che una banda di sequestratori e rapinatori abbia conservato per mesi passaporto e telefoni, con il rischio concreto di essere scoperti. Chiunque se ne sarebbe liberato all’istante.

Il sospetto, dunque, è che quei documenti siano stati conservati da qualcun altro per poi farli saltare fuori al momento opportuno.

Un altro punto che lascia molti dubbi è legato alle sevizie riscontrate sul corpo di Giulio e confermate anche dall’autopsia egiziana consegnata agli inquirenti italiani: perché una banda che aveva come unico obiettivo quello di rapinare Regeni lo avrebbe torturato per almeno una settimana?

E, intanto, esplode la rabbia dei genitori del giovane ricercatore, che si dicono feriti e amareggiati "dall'ennesimo tentativo di depistaggio da parte delle autorità de Il Cairo sulla barbara uccisione di nostro figlio. Il governo italiano - affermano - reagisca a questa messa in scena".

Continuando sul filone delle indagini, non è credibile, secondo le nostre autorità, la vicenda del conflitto a fuoco in cui sono morti tutti coloro che in qualche modo avrebbero potuto fornire informazioni utili.

I genitori: "Il governo reagisca a questa messa in scena"

Allo stato, inoltre, non c’è una sola prova accettabile dal punto di vista processuale che consenta ai nostri investigatori ed inquirenti di avere elementi che riconducano l’omicidio del ricercatore ai rapinatori uccisi giovedì.

«Dobbiamo continuare a scavare seguendo le nostre piste per trovare prove certe e fugare i dubbi» dicono le fonti, sottolineando che ad oggi l’Egitto non ha ancora risposto a due richieste ritenute fondamentali.

E cioè la consegna di tutte le immagini delle telecamere della zona dove abitava Giulio e delle due stazioni della metropolitana che avrebbe dovuto utilizzare la sera della scomparsa.

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Immagini che gli egiziani dicono essere state cancellate o non utili ma che i nostri investigatori vogliono comunque visionare, e la consegna dei tabulati con l’elenco dei telefoni che il 25 gennaio hanno agganciato la cella che copre la zona dove abitava il ricercatore e di quelli contenenti i cellulari che il 3 febbraio hanno impegnato la cella dove è stato ritrovato il cadavere di Giulio.

«La Procura di Roma ritiene che gli elementi finora comunicati dalla Procura egiziana al team di investigatori italiani presenti al Cairo non siano idonei per fare chiarezza sulla morte di Giulio Regeni e per identificare i responsabili dell’omicidio».

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Lo afferma il capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone.

La Procura, fa sapere ancora Pignatone, «ritiene quindi necessario che le indagini proseguano, come del resto si evince da un comunicato diramato dal ministero dell’Interno egiziano» e «rimane in attesa che la Procura Generale del Cairo trasmetta le informazioni e gli atti, da tempo richiesti e sollecitati, e altri che verranno richiesti al più presto in relazione a quanto prospettato ai nostri investigatori».

E il ministro Paolo Gentiloni, capo della diplomazia italiana, ha scritto su Twitter: "Su Regeni l'Italia insiste: vogliamo la verità".

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