«Quello non era tabacco trinciato», niente contrabbando: confisca annullata in Cassazione
Il sequestro di 15 tonnellate da parte della Guardia di finanza lo scorso settembre nell’area di parcheggio di Campiolo Est, a Moggio Udinese, era stata una valutazione errata

Quelle 15 tonnellate sequestrate lo scorso settembre nell’area di parcheggio di Campiolo Est, a Moggio Udinese, dalla Guardia di finanza di Tarvisio, non erano tabacco trinciato pronto per la vendita al dettaglio ma cascami di tabacco. Per questo la confisca delle fiamme gialle, avvallata dalla Procura, è stata illegittima. Lo ha stabilito la Cassazione, con i giudici che oltre ad annullare il decreto di sequestro ha ordinato la restituzione della merce ai legittimi proprietari.
Come si legge nella sentenza datata 16 aprile, «nel caso in esame sono stati oggetto di sequestro 96 cartoni contenenti 15.052,80 chilogrammi non di “tabacco trinciato”, come indicato in sede di sequestro, bensì di “cascami di tabacco”, come qualificati all’esito dell’accertamento effettuato dal laboratorio chimico di Roma dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli sui campioni prelevati dalla polizia giudiziaria».
Merce, quindi, non preparata per la vendita al minuto. Da qui la decisione di dichiarare insussistente l’accusa di contrabbando di tabacchi lavorati esteri.
A presentare il ricorso in Cassazione sono state le ditte che hanno organizzato il trasporto del tabacco attraverso l’Italia, tutte di nazionalità polacca: la Aj Trans Aleksandra Jusinska quale vettore del carico, e la Waber, in qualità di destinatario del carico. Ad assisterle, dal punto di vista legale, è stato il legale Emilio Mattei. Due i motivi su cui è stato poggiato il ricorso. Innanzitutto l’omessa motivazione del decreto di convalida di perquisizione e sequestro. Stando alla posizione della difesa, gli operandi delle fiamme gialle di Tarvisio «avevano sequestrato il tabacco asserendo che tale prodotto sarebbe stato costituito da tabacco trinciato e lavorato senza spiegare le ragioni di tale giudizio, esprimendo così una valutazione in contrasto con i documenti di trasporto».
A seguire il fatto che i documenti di trasporto riportavano in maniera chiara il codice di identificazione relativo ai cascami di tabacco che, seppur fumabili, non sono classificabili come tabacco da fumo. Per questo non possono essere considerati come prodotti sottoposti ad accise, in quanto non preparati per la vendita al minuto, e quindi non è corretto configurare l’ipotesi di reato di contrabbando. Per le fiamme gialle intervenute a Moggio quel sequestro valeva 3,7 milioni di euro, il valore presunto dell’immissione sul mercato di 750mila pacchetti si sigarette. Valutazione che, come certificato dalla Cassazione, si è rivelata errata.
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