Perbenista: avvisi per sei utenti

I visitatori del blog udinese sotto sequestro sono accusati di diffamazione nell’ambito di un’altra inchiesta
ANTEPRIMA Udine 20 GIUGNO 2006.procura Copyright Massimo Turco Foto Agency Anteprima Udine
ANTEPRIMA Udine 20 GIUGNO 2006.procura Copyright Massimo Turco Foto Agency Anteprima Udine

UDINE. Il reato ipotizzato è di nuovo la diffamazione aggravata dal fatto di avere agito a mezzo stampa. E il “veicolo” attraverso il quale si ritiene sia stata realizzata è ancora il sito internet “Il Perbenista”. Ma a finire nei guai, questa volta, non è il direttore del blog, Marco Belviso, bensì un gruppetto di suoi “fedelissimi”. O, quantomeno, di lettori della testata da lui ideata e gestita e che da martedì si trova sottoposta a sequestro preventivo. La notifica degli avvisi di garanzia - tutti relativi a un’inchiesta assolutamente indipendente da quella che ha portato all’oscuramento del blog - risale a qualche giorno fa. All’origine del procedimento, la querela presentata nel 2011 contro ignoti per una serie di attacchi ai vertici di “Turismo Fvg”.

L’inchiesta. Sei i nomi finiti nel fascicolo aperto sul caso dal pm Maria Caterina Pace e che ora avranno venti giorni di tempo, per presentare eventuali memorie difensive o chiedere di essere interrogati. Uno di loro, il lignanese Bruno Morello, si trova già a dibattimento, per un analogo procedimento, in cui gli si contestano presunti «insulti personali» contro Andrea Di Giovanni, Mario Gabriele Massarutto e Claudio Tognoni, in relazione alle iniziative culturali promosse nell’estate del 2010 nell’ambito di “Bianco e Nero”. Di frasi dai toni più o meno coloriti dovranno rispondere, ora, anche Ennio Polot, di Lignano, Franco Zanette, di Ronchi dei Legionari, Daniele Mazzega, di Palazzolo dello Stella, Silvana Segalla, di Trieste, e Fabio Iamiceli, di Udine. Tutti entrati nell’“agone” del Perbenista, in occasione delle polemiche scoppiate attorno ad alcune inchieste penali e contabili - poi archiviate - che avevano investito “Turismo Fvg”.

Web al setaccio. Anche in questo caso, sono state le indagini condotte “in rete” e sui pc a portare all’individuazione dei presunti autori dei “post” - per lo più anonimi o firmati con nickname - pubblicati in calce alle notizie riportate sul sito da Belviso. Simile la procedura seguita dal pm Viviana Del Tedesco, nell’inchiesta che avrebbe ricondotto alla mano dello stesso direttore del blog una serie di messaggi tesi a denigrare un libero professionista udinese e sua moglie. Affidata al consunte tecnico Luca Violino, la perizia informatica aveva permesso di risale prima al codice Ip del computer adoperato per postare i commenti e, poi, al suo intestatario.

Belviso al Riesame. Al black-out del Perbenista, Belviso ha prontamente posto rimedio, dirottando l’attività editoriale sul sito www.associazione2013.it. Nel frattempo, i suoi difensori, avvocati Federica Tosel e Andrea Castiglione, hanno presentato istanza al Riesame contro il provvedimento di sequestro disposto dal gip Paolo Lauteri. Richiesta comunque subordinata all’impegno di cancellare i commenti contestati dal pm.

Vuoto normativo. Il caso, intanto, continua ad alimentare il dibattito. È l’avvocato Virio Nuzzolese, dello studio Campeis, difensore della coppia di querelanti, a insistere sulla portata del provvedimento. «Le indagini - spiega - hanno portato a risultati inaspettati. Oltre all’identità dei singoli commentatori, infatti, è emerso che dietro a vari pseudonimi si nascondeva il responsabile del sito, che interveniva provocando i post diffamatori degli altri utenti. L’oscuramento, quindi, è un risultato che va ben oltre le aspettative e che deve fare riflettere, visto che non esiste norma che imponga ai responsabili di blog di controllare quanto postato dagli utenti, prevedendo una loro responsabilità oggettiva, come avviene, invece, per i direttori della carta stampata». Ne è convinto anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Fvg, Piero Villotta. «È un assurdo legislativo - ha detto - e contro il quale abbiamo già più volte e invano tentato di opporci».

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