Peluche, carte da collezione, film e videogames: i Pokémon compiono trent'anni, hanno invaso anche Udine

I mostri tascabili comparsi per la prima volta il 27 febbraio 1996 in Giappone sono in breve tempo diventati un fenomeno globale. Tra grandi eventi e ritrovi, tantissimi gli appassionati anche nel capoluogo friulano, dove è attivo un numeroso gruppo di “allenatori” del gioco virtuale Pokémon Go

Simone Narduzzi
Due dei mostri più celebri "visualizzati" in centro a Udine in una sessione del gioco Pokémon Go
Due dei mostri più celebri "visualizzati" in centro a Udine in una sessione del gioco Pokémon Go

I Pokémon hanno invaso Udine. Ancora una volta. O meglio, più corretto sarebbe affermare come, invero, non se ne siano mai andati. I mostri tascabili giapponesi, quest’oggi, compiono così trent’anni: il 27 febbraio del 1996, nel Paese del Sol Levante vennero pubblicati i primi, iconici, videogiochi per l’altrettanto iconico Game Boy griffato Nintendo: i capitoli Rosso e Verde. Ebbene, col loro approdo in città, poco dopo, cioè a cavallo fra vecchio e nuovo millennio, Pikachu & co hanno attratto grandi e piccini.

E continuano tuttora a farlo, conquistando generazioni di appassionati a un franchise che, non per niente, a fine 2025 si è confermato come il più redditizio, il più potente al mondo, riuscendo a imporsi su marchi quali Topolino, Hello Kitty, Winnie the Pooh e Star Wars grazie a un ricavo totale pari a 288 miliardi di dollari.

La popolarità globale dei Pokèmon ha aperto temi come la sicurezza per giocatori e non
La popolarità globale dei Pokèmon ha aperto temi come la sicurezza per giocatori e non

Peluche, carte collezionabili ma anche suppellettili e prodotti di bellezza: il brand creato da Satoshi Tajiri – che partorì l’idea già nel 1990, sviluppandola poi in seno alla sua “piccola” azienda, la Game Freak – è reperibile un po’ dappertutto, anche in città. Persino sulla pelle di chi, rapito in gioventù dal fenomeno made in Japan, raggiunta l’età del senno decise di tatuarsi la personale dichiarazione d’amore ai Pokémon e a ciò che essi rappresentano: spensieratezza, gioia, dolcezza.

Charizard, altro celebre Pokémon, visualizzato in piazza San Giacomo grazie alla realtà virtuale
Charizard, altro celebre Pokémon, visualizzato in piazza San Giacomo grazie alla realtà virtuale

Amicizia, senso di comunità: a questi ultimi due aspetti rimanda perciò l’attività di un gruppo di “allenatori” locali attivo, di fatto, dal 2016. Da quando anche a Udine prese piede – è il caso di dire, quasi letteralmente –, un’applicazione nota al mondo con il nome di Pokémon Go.

Ricorderete il boom di quell’anno: il lancio del gioco a luglio, poi le genti pescate in giro, fuori di casa, ad acchiappare mostri virtuali, smartphone in pugno. La moda coinvolse molti, persino i più insospettabili: tutti uscirono in strada, anche a discapito della sicurezza (propria e degli altri). I più, col passare del tempo, lasciarono poi che l’impeto iniziale si spegnesse. Ma ci fu anche chi, fedelmente, continuò a giocare, a esplorare. A sfruttare la realtà aumentata, geolocalizzata con Gps, in grado di far materializzare i Pokémon all’interno del mondo reale: in piazza San Giacomo, ai piedi del Castello, in periferia.

Snorlax "blocca" il passaggio in piazza XX settembre a Udine
Snorlax "blocca" il passaggio in piazza XX settembre a Udine

Insomma, ovunque. Facendo leva sul pallino per questo gioco, oggi, dieci anni dopo, i reduci di Pokémon Go si ritrovano ancora, stringono amicizie, fanno comunità. Ognuno coi propri Pokémon, più o meno forti, comuni oppure leggendari, meglio se cromatici (di colore diverso dall’ordinario). La stessa applicazione, negli anni, si è sviluppata in modo da favorire le aggregazioni, promuovendo i cosiddetti raid, dove per battere un Pokémon è necessario l’apporto di più persone: quattro, cinque, finanche a raggiunger le venti o trenta unità.

Alessandro Forgiarini, ambassador ufficiale di Pokémon Go a Udine, a destra il tatuaggio di un fan
Alessandro Forgiarini, ambassador ufficiale di Pokémon Go a Udine, a destra il tatuaggio di un fan

Udine, quindi, attualmente ha la sua piccola, ma vivace community. A promuoverne le attività è Alessandro Forgiarini, gemonese classe 1994, ambassador ufficiale che organizza eventi con l’approvazione e l’assistenza degli sviluppatori del gioco. «Ho iniziato a giocare al lancio nel 2016, un po’ come tutti – ricorda –. All’inizio ero attivo principalmente d’estate: era una scusa per uscire di casa, per fare qualcosa. Poi, per il dottorato, mi sono trasferito a Nizza».

A suo modo, una piccola svolta, anche sul fronte ludico: «Essendo in una città straniera, usavo i Pokémon per esplorare. Ho iniziato a giocare all’interno di una community e ho scoperto quanto cambi giocare in gruppo rispetto a farlo da soli. Così, una volta rientrato, ho pensato di portare la stessa esperienza a Udine e ho fatto richiesta per diventare ambassador».

Concretamente, il ritrovo avviene in punti strategici, come piazza Primo Maggio: un saluto, qualche chiacchiera, poi il via alla caccia di Pokémon rari: «Cerco di organizzare almeno un ritrovo a settimana; più i weekend, almeno uno o due al mese». L’età media? «Sui trent’anni: molti sono i giocatori che giocavano da bambini ai videogiochi e che sono rimasti legati ai Pokémon quando è uscito Pokémon Go. A volte qualcuno coinvolge anche i figli», passando il testimone. E magari gli stessi Pokémon. Non mancano, ai ritrovi, gadget ufficiali, tutti da collezionare. Ecco tornare, dunque, l’aspetto fondamentale che ha determinato il successo di questo brand: il collezionismo. Tutti collezionano i “Pocket Monsters”, tutti li vogliono. Oggi come trent’anni fa.

In Italia, a suo tempo, il fenomeno venne trainato da televisione e cinema, con le avventure di Ash Ketchum a incollare a tubo catodico e grande schermo tanti bambini oggi cresciuti insieme alla considerazione del mondo nei confronti dell’universo Pokémon. Se nel 2000, su queste pagine, si parlava addirittura di «diaboliche creaturine», di recente sarebbe stato lo stesso Papa Leone XIV a rendersi autore di un episodio che – vero o meno – ha contribuito a suggellare una volta in più l’amore del mondo occidentale per il Pokémon firmando una carta collezionabile presentatagli da un fedele durante un’udienza. La carta in questione ritraeva il Pokémon Popplio, la cui pronuncia ricorda quella inglese del papa (“Pope Leo”).

Oggi i Pokémon sono più di un migliaio (ben 1.025): da principio, si partì con 150 (+1, il misterioso Mew). «Il bello deve ancora venire», riportava il nostro pezzo, già citato, risalente al 2000. Verrebbe quasi da riscriverlo: perché è vero, il bello deve ancora venire. Dopo trent’anni, i Pokémon crescono ancora. Fuori Tokyo, da meno di un mese, ha aperto un parco divertimenti a tema, tanto per fare un esempio. Che altro aspettarsi? La fantasia non ha limiti. Il brand Pokémon tanto meno.

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