Pedinamenti, campanelli suonati di notte e minacce di morte alla rivale in amore: ammonita per stalking

Il provvedimento del questore di Udine nei confronti di una donna: comportamenti persecutori motivati dalla gelosia e dalla frequentazione dello stesso uomo. Respinto il ricorso al Tar

Alessandro Cesare
Ammonimento del questore di Udine a una donna che minacciava la sua rivale in amore
Ammonimento del questore di Udine a una donna che minacciava la sua rivale in amore

L’ammonimento del questore è una misura di prevenzione amministrativa adottata nei casi di stalking, violenza domestica e revenge porn. Consiste in una diffida formale a cessare comportamenti molesti o violenti, invitando l’autore a un percorso di recupero.

Nel febbraio 2025 il questore di Udine ha emesso un ammonimento nei confronti di una donna per i suoi comportamenti persecutori tenuti nei confronti di un’altra donna, chiedendole pure di intraprendere un percorso terapeutico.

Alla base dei rapporti difficili tra le due c’era la frequentazione dello stesso uomo. La gelosia era diventata il motivo per molestare la “rivale” in amore attraverso l’invio di messaggi sul suo telefonino, il pedinamento in auto, le minacce di morte, la paventata diffusione a terzi di sue immagini intime. Tra le azioni contestate, pure il fatto di aver suonato insistentemente il campanello di casa in piena notte.

Questo il tenore delle frasi intimidatorie pronunciate: «Se non la smetti te la faccio pagare, magari ti prendessi sotto, così vengo a vederti all’obitorio».

Contro il provvedimento del questore, la stalker ha presentato ricorso al Tar, assistita dagli avvocati Giosuè Rossi e Marco Velliscig.

I giudici amministrativi, nei giorni scorsi, hanno però confermato la decisione del questore, annullando la parte riguardante il percorso di recupero, che può essere imposto solo nei casi di violenza di genere o domestica.

Nella sentenza il Tar ha riconosciuto come la donna molestata abbia subito «un atteggiamento persecutorio nei suoi confronti, tanto da crearle un profondo stato d’ansia».

Comportamenti oppressivi confermati dalle indagini dei carabinieri e dalle testimonianze raccolte. Come accennato, i giudici hanno confermato l’ammonimento cancellando l’invito a intraprendere un percorso terapeutico. Respinti invece gli altri motivi del ricorso. La donna vessata era difesa dall’avvocato Rosi Toffano.

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