Ospedale, la Regione: a fine mese si chiude

Assemblea a Maniago, il sindaco ribadisce il proprio “no” ai tagli a medicina e pronto soccorso. Abbozzato il contro-piano

MANIAGO. Con fine mese pronto soccorso sulle 24 ore e reparto di medicina dell’ospedale di Maniago chiuderanno i battenti. Questo il provvedimento che intende mettere in atto la giunta Serracchiani, ma l’esecutivo Carli dice di no, e avanza la proposta di un progetto-pilota, comunque parte integrante del piano di riforma della sanità. Tempo 15 giorni per le trattative. Obiettivo: portare a casa un risultato positivo per Maniago e il territorio circostante.

Il sindaco non ci sta. Nei prossimi giorni, è in programma un incontro tra il sindaco Andrea Carli, l’assessore comunale alla sanità Andrea Gaspardo, la governatrice Debora Serracchini e l’assessore regionale Sandra Telesca. «Quello della Regione è progetto inaccettabile nei tempi e nelle modalità – ha dichiarato Carli nell'assemblea pubblica di ieri, in cui è stato fatto il punto della situazione – Chiederemo una condivisione e la Regione non potrà negarla. I tempi stretti in questa partita non favoriscono un lavoro serio e proficuo. Ci batteremo affinché il progetto-pilota che abbiamo abbozzato possa essere accolto e diventi un modello anche per altre realtà». Secondo quanto prospettato dalla Regione, la riduzione dei servizi nell'ospedale di Maniago partirà dal 31 marzo: il pronto soccorso rimarrà attivo solo sulle 12 ore e la medicina sarà trasformata in ospedale di prossimità. Ma l'esecutivo Carli ha ribadito a chiare lettere la propria contrarietà, in primis alla soppressione del servizio notturno del pronto soccorso.

Il contro-progetto. Nel progetto elaborato dalla giunta Carli viene messo in luce come, «a garanzia della sicurezza dei ricoverati, nonché a tutela del vasto territorio montano e della zona industriale cittadina, sia fondamentale la presenza di un punto di primo soccorso sulle 24 ore». Il modello di presidio sanitario che l’esecutivo ha in mente non può prescindere da un forte e consistente servizio di gestione delle emergenze, data la vastità del territorio di riferimento. «A poco serve guardare i numeri. Si tratta di garantire un'equità di offerta sanitaria per i cittadini rispetto al resto della regione – ha ricordato Gaspardo – La necessità di un cambiamento è imposta dalla legge: non intendiamo portare avanti una difesa a oltranza, ma effettuare una ricerca su quelle che sono le reali necessità. Confidiamo in un proficuo dialogo con la Regione, a difesa del diritto alla cura e salute del cittadino». Il progetto-pilota sarà condiviso anche coi sindaci del territorio. «È necessario che gli amministratori facciano rete per la salvaguardia della struttura – ha rimarcato la segretaria del Pd, Annamaria Poggioli – L’ospedale è in una posizione baricentrica e serve un territorio ampio, con aree svantaggiate e una popolazione più anziana rispetto alla media provinciale. Questa politica dei tagli penalizza fortemente non soltanto la città, ma anche tutta la montagna».

Giulia Sacchi

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