Ospedale, i colori in aiuto nella cura e nell’assistenza

Sacile, cromoterapia adottata nell’unità operativa di Medicina e post-acuzie Il primario Carniello: «Importante avere un ambiente fortemente umanizzato»

SACILE. La nuova sanità che si sta cercando di proporre nella sede ospedaliera di Sacile prevede anche l’uso del colore nella cura e nell’assistenza. L’unità operativa di Medicina e post-acuzie di Sacile, afferente al neocostituito Dipartimento di medicina interna dell’Azienda ospedaliera di Pordenone diretto dal primario Giorgio Siro Carniello, ha costantemente cercato negli ultimi anni di ripensare il proprio modello organizzativo con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’intervento sanitario e garantire una maggiore efficienza dell’offerta. Allo scopo di assicurare, in particolare alla popolazione anziana ricoverata, una risposta clinico-assistenziale di qualità e di eccellenza che accompagni il paziente nell’evolversi dei suoi bisogni (di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale o di autonomia) in un ambiente fortemente umanizzato, si è provveduto a utilizzare nella Medicina di Sacile anche la cromoterapia.

«Il colore – spiega Carniello –, se correttamente utilizzato, può aiutare a “ricostruire” quell’unità della persona e dell’individuo all’interno del proprio sistema di relazioni, famiglia, comunità e ambiente che la pratica clinica non può sempre assicurare. Quello che si perde in contatto umano a causa della rigida organizzazione del tradizionale modello ospedaliero si può, almeno in parte, recuperare realizzando un ambiente più accogliente, più umano, più vicino al quotidiano, in grado di ridurre il livello d’ansia e capace di facilitare una adeguata comunicazione». Su proposta di tutto il personale infermieristico guidato dalla caposala Annamaria Mezzarobba, sono stati privilegiati il colore giallo lungo tutto il corridoio dell’unità operativa e il colore salmone per le camere di degenza e per la sala soggiorno per indurre nella mente dell’osservatore (paziente, familiare, operatore) un senso di gioiosa serenità e di armonioso equilibrio. «Anche questo – sottolinea il primario – è contribuire a rendere meno amara la realtà della malattia, del disagio e della sofferenza. Anche questo è promuovere una medicina più rispettosa, più equa, più giusta».

Dal settembre 2011 dieci dei 38 posti letto di Medicina operativi in riva al Livenza sono stati riservati alla Medicina riabilitativa intensiva e affidati alla direzione del fisiatra Fabio Sartor. Scopo dell’operazione implementare a Sacile la funzione riabilitativa degenziale nel contesto ospedaliero arricchendo l’offerta riabilitativa già presente (riabilitazione estensiva in Rsa e riabilitazione ambulatoriale e domiciliare in capo all’Ass 6). Dei 28 posti letto residui alcuni (in numero variabile a seconda della domanda) sono stati riconvertiti in posti letto per pazienti post-acuti, cioè dedicati a pazienti provenienti dalle unità operative per acuti della sede di Pordenone. «La parziale riconversione della Medicina di Sacile in posti letto per post-acuti – sottolinea Carniello – si ispira proprio alla necessità di garantire un’offerta qualificata a una quota dell’utenza ospedaliera, in continua lievitazione, che, superata la fase acuta, non è ancora dimissibile in quanto presenta bisogni assistenziali complessi e un quadro di instabilità clinica che necessita di una protezione medico-infermieristica nelle 24 ore».

Mario Modolo

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