Offrono escort su internet uno patteggia, 3 a giudizio

di Cristian Rigo
Il 55enne di Silea (Treviso), Daniele Zuliani, ha patteggiato ieri una pena a un anno e 4 mesi di reclusione (con la sospensione condizionale), oltre a 400 euro di multa, per l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Con la stessa accusa sono stati rinviati a giudizio il 53enne di origini sarde, ma residente a Udine, Pietro Bolzanello, il 59enne udinese Alessandro Bramante e il 68enne Benedetto Zabeo. Secondo la Procura i quattro si sarebbero arricchiti “affittando” degli spazi in diversi siti internet o curando e consentendo la pubblicazione di annunci talvolta correlati da servizi fotografici che ritraevano donne in atteggiamenti inequivocabili su alcuni giornali. Gli annunci contenevano messaggi più o meno espliciti per l’offerta di prestazioni sessuali, dunque per il pm titolare del fascicolo, Claudia Danelon (ma ieri dal gup, Daniele Faleschini Barnaba, si è presentato il procuratore aggiunto Raffaele Tito) i quattro offrivano questo servizio nella piena consapevolezza del mestiere svolto dalle donne che, proprio per trovarsi i clienti, si affidavano al web. Prostituendosi in casa infatti le escort avevano la necessità di farsi pubblicità e per quello si rivolgevano ad alcuni siti internet.
Ventotto in particolare sarebbero le donne entrate in contatto con i quattro indagati nel corso del 2008. Ognuna di loro, in base alle prove raccolte dai carabinieri del Nucleo investigativo, avrebbe pagato da 100 a 600 euro a seconda del tempo di pubblicazione e dello spazio degli annunci. Prendendo in considerazione tutte le persone coinvolte nel “giro” di escort on line (questa estate l’operazione “Duracell” portò a 5 arresti e altri 11 soggetti erano indagati) gli investigatori avevano ipotizzato un business complessivo di circa 4 milioni di euro l’anno. Tanto che Daniele Zuliani, titolare della società Mediasat group e direttore responsabile del mensile Top annunci, avrebbe anche acquistato con la propria compagna (anche lei conivolta nelle indagini) un villaggio turistico in Brasile. Il suo avvocato difensore Federico Plaino ieri non ha voluto rilasciare dichiarazioni. E lo stesso hanno fatto gli altri avvocati Federica Tosel, che difende Bolzanello e Bramante, e Luigi Pasini del foro di Padova che invece difende Zabeo. Tutti e tre sono stati rinviati a giudizio e dovranno presentarsi in tribunale per la prima udienza il 6 marzo del prossimo anno.
Tra le squillo che utilizzavano il canale telematico per farsi contattare dai clienti, c’erano anche volti noti di reality show televisivi, ma pure cassintegrate e mamme insospettabili. Udine era la “capitale” della prostituzione nel Nord est Italia con un centinaio di alloggi. Ma la “rete” proponeva escort in tutto il Triveneto e anche in Spagna e Brasile.
A far scoprire ai carabinieri questo business, sono state le indagini sull’assassino della balestra, quel Ramon Berloso (poi morto suicida in carcere) che prima di essere arrestato aveva ammazzato due prostitute contattate proprio attraverso questi siti “specializzati” che sono stati poi tutti oscurati. Per curare i rapporti tra i siti e le inserzioniste, i gestori dei siti facevano affidamento anche ad alcuni “agenti” che avevano delle zone di competenza e poi si intascavano parte del ricavato che molto spesso veniva versato su apposite poste-pay.
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