Offerte per soli otto negozi, magazzino senza acquirenti

Depositato il piano del Cda. Il tribunale dovrà decidere sul concordato. Pronta una cordata per altri 13 supermercati. Sede di Amaro, appello alla Regione

UDINE. È stato consegnato ieri sera, quasi fuori tempo massimo, il piano di ristrutturazione del debito di CoopCa per l’ammissione al concordato preventivo che scongiurerebbe il fallimento. La prima certezza è che è stata confermata la soluzione “spezzatino” che prevede la vendita di singoli negozi o gruppi di negozi in Friuli e in Veneto in base alle offerte.

Da quanto è emerso, infatti, il piano contiene due proposte cosiddette “ferme”, cioè richieste irrevocabili di acquisto. La prima concerne tre punti vendita del Veneto, da parte di una società locale, con relativi immobili, magazzini e scorte con una valutazione giudicata in linea con le stime dei periti. La seconda riguarda cinque punti vendita in Friuli con magazzini e scorta, ma senza immobili.

Resta, invece, ancora in piedi un’offerta che non è stata formalizzata e quindi non ancora vincolante per l’acquisto di 13 punti vendita da parte di società della Lega delle cooperative (Coop Nordest e Conad) che si potrebbe concretizzare a breve. Complessivamente, però, i supermercati sono 40. Dopo la consegna del piano, il tribunale dovrà decidere se ammettere CoopCa al concordato e quindi nominare un commissario giudiziale.

Entro trenta giorni deve essere convocata l’adunanza di tutti i creditori che dovranno poi votare nel caso lo ritenessero opportuno il concordato a maggioranza. Se questo sarà l’esito della vicenda il commissario liquidatore nella fase esecutiva del concordato tenterà di vendere il resto del patrimonio immobiliare CoopCa.

«La vendita - è il parere dell’avvocato di CoopCa, Giuseppe Campeis - sarà presumibilmente indirizzata a soggetti che si facciano carico della continuità e dunque anche dei dipendenti». Il concordato preventivo, inoltre, prevederebbe la divisione dei creditori cosiddetti non privilegiati in tre categorie: quelli che hanno effettuato il prtestito sociale ai quali il riconoscimento economico sarebbe maggiore e poi a scalare i fornitori e le banche.

«Per adesso - è il commento lapidario di Dino Bomben vicepresidente di Coop consumatori Nordest - preferiamo non anticipare nulla; ne riparleremo casomai tra qualche giorno». Tuttavia, indiscrezioni parlano di una possibile offerta del sistema cooperativistico per i 13 punti vendita che potrebbe raggiungere i 20 milioni di euro. Una cifra importante (il debito complessivo è di 83 milioni di euro, di cui 26,5 concernenti il prestito sociale ora “congelato” e altri 8 di certificati azionari) che andrebbe ad aggiungersi a quelle delle due offerte contenute nel piano (che per adesso sono top secret) e al valore del magazzino di Amaro di CoooCa. E proprio il magazzino rappresenta un importante snodo dell’intera vicenda

L’immobile ha avuto un costo di 15 milioni di euro e sullo stesso è stato acceso un mutuo con la Banca popolare di Cividale. Di questa cifra cinque milioni sono già stati pagati. Ne rimangono, dunque, dieci. Va da sè che sull’immobile grava un’ipoteca dello stesso istituto bancario. Di recente, CoopCa aveva effettuato una rivalutazione commerciale dell’immobile definendo il costo in circa 18 milioni di euro.

Da tempo su questa sorta di “cattedrale nel deserto” è in corso una complicata trattativa. Tra gli attori più attivi c’è il Cosint, il Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo. In un primo tempo si era ipotizzato che Cosint potesse afittare metà dell’immobile a privati e l’altra metà al subentrante di CoopCa. Ipotesi quest’ultima già probabilmente tramontata visto che nel piano è passata la soluzione “spezzatino”. A questo punto della partita potrebbe esserci anche la Regione che potrebbe essere interessata a questa metà che si renderebbe libera mettendo a disposizione una cifra a un ente pubblico economico che a sua volta potrebbe destinare questa parte di immobile a uno o più privati.

Un quadro ancora tutto in evoluzione in attesa di capire, soprattutto, se l’interessamento del sistema cooperativistico andrà in porto. A quel punto tutto sarà decisamente più chiaro e si saprà l’esito di questa sconcertante vicenda.

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