«O vieni con me o ti ammazzo»: così il gioielliere ha preso il bandito

Il giorno dopo la rapina a Udine, il gioielliere Andrea Gremese, si rende conto di aver rischiato la vita. «Non sono un eroe, voglio solo giustizia. Se avessi avuto paura non avrei rincorso i banditi»

Udine, le fasi concitate dell'inseguimento ai banditi autori della rapina alla gioielleria

UDINE. «Vai avanti o ti ammazzo». E il bandito Daniele Giugliano, 27 anni, colui che l’altro giorno ha fatto da “palo” nella rapina ai danni dell’oreficeria-gioielleria Italico Ronzoni, non ha fiatato: si è incamminato davanti ad Andrea Gremese, il gioielliere che ha inseguito i malviventi rischiando di ritrovarsi con una pallottola in corpo.

ECCO COSA E' SUCCESSO IN PIENO CENTRO A UDINE LA MATTINA DEL 20 LUGLIO:

  • Due uomini con il volto scoperto sono entrati nella gioielleria Italico Ronzoni, in via Mercerie
  • Hanno puntato la pistola contro il titolare e il fratello, spaccato una vetrina e portato via alcuni orologi
  • Azionato il fumogeno, i malviventi sono scappati. Nella fuga uno dei due ha colpito Andrea Gremese, titolare della rivendita
  • Uno dei rapinatori è fuggito lungo la galleria del Contarena inseguito dal gioielliere e da un cliente del Contarena
  • Il rapinatore ha iniziato a sparare, fortunatamente senza ferire nessuno
  • Gremese ha inseguito i ladri fino a piazza Duomo dove i due sono saliti in un'auto
  • Fermati i responsabili della rapina
     

Giugliano si è fermato davanti al negozio tra le vie Mercerie e Mercatovecchio dove è stato arrestato dalla polizia. Il giorno dopo la sparatoria e l’inseguimento, Gremese, racconta come ha bloccato il “palo”. Lo fa riflettendo sulla sua reazione che l’ha portato a rischiare la vita pur di fermare i rapinatori.

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«Le ho sentite da mia moglie, da mio fratello e dagli amici, non so se lo rifarò. Ma non posso garantirlo perché sono fatto così, voglio giustizia».

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Andrea Gremese, come altri gioiellieri del centro, si sente in pericolo. Dal 1986 è la terza volta che l’oreficeria-gioielleria Italico Ronzoni viene presa di mira e ogni volta l’impulsivo gioielliere rincorre i malviventi.

All’occhio porta ancora i segni della colluttazione con uno dei due banditi che sabato mattina, 20 luglio, hanno rubato tre Rolex nel suo negozio.

Ha avuto paura? Gremese non ha alcun dubbio e risponde «no. Se avessi avuto paura – aggiunge – non avrei rincorso il rapinatore che mi aveva puntato la pistola a un metro di distanza»

. Confessa, però, che l’immagine dell’ogiva del proiettile conficcato nel montante della porta del negozio “Luisa Spagnoli”, la notte scorsa, gli ha tolto il sonno. Si rivede steso in via Mercatovecchio per schivare il proiettile partito dalla pistola del bandito.

«Era rivolto a me, ma se non li avessi rincorsi i rapinatori sarebbero liberi. Non mi fraintenda: non voglio essere un eroe, voglio solo giustizia».

Andrea Gremese invoca giustizia perché quando ha segnalato la presenza di due persone sospette che, venerdì scorso, passeggiavano sotto i portici di via Mercatovecchio, le forze dell’ordine hanno cercato di tranquillizzarlo. Lui era convinto che quelle due persone stavano controllando le vie di fuga.

«“Vogliono fare un rapina, ne ho già subite due vorrei evitare la terza”, ho detto ai poliziotti ma loro mi hanno rassicurato. Avrebbero potuto inviare un agente in borghese nella zona interessata dal cantiere, dove da mesi non si vedono più neppure i vigili».

Il gioielliere è ancora scosso e ripete: «Nel telefonino ho la fotografia del bandito che mi ha sparato. Questa era una rapina annunciata».

Gremese continua ad analizzare i dettagli che si susseguono nella sua mente. «Il “palo” l’ho preso in piazza Libertà, l’avevo visto davanti al negozio e l’ho riconosciuto. “Vai avanti o ti ammazzo” gli ho detto e lui si è reso conto che ero sconvolto e si è incamminato davanti a me come un agnellino. Si è fermato vicino al negozio e lì è stato arrestato e portato via dalla polizia».

Gremese analizza anche il ruolo dei passanti, dei baristi e degli altri commercianti che hanno cercato di fermare, a loro volta, i malviventi.

«Qualcuno ha annotato la targa della Bmw condotta da Pasquale La Montagna, 27 anni, napoletano d’origine ma residente in Friuli. «Suo papà potrebbe essere un pizzaiolo che aveva regalato al figlio un Rolex acquistato da me».

Questo fatto lo inquieta un po’ anche se, tra una riflessione e l’altra, il gioielliere si appresta a tornare alla normalità. Assieme ai fratelli Paolo, Roberto e Alessandro, riprenderà a servire i clienti con la cortesia di sempre, nel negozio del centro. —
 

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