Musica troppo alta in rifugio e quad sui sentieri, Legambiente attribuisce due bandiere nere alla montagna friulana

Cinque, invece, quelle verdi nel rapporto annuale degli ambientalisti: le bocciature hanno riguardato la Comunità di montagna della Carnia il rifugio Zacchi

La sede della Comunità di montagna della Carnia
La sede della Comunità di montagna della Carnia

Cinque bandiere verdi (a chi prova a tenere insieme comunità, paesaggio, lavoro, memoria e futuro) e due bandiere nere (a chi vede la montagna come uno spazio da usare e mettere a reddito): è il bilancio del report di Legambiente sulle montagne friulane.

Bandiere verdi

A Stefano Floreanini, Giuseppe Tringali e Mario Veluscek, autori e produttori del docu-film “L’unico Superstite”, per aver raccontato con chiarezza, attraverso il Ghiacciaio del Montasio, gli effetti del riscaldamento globale. Al Comune di Vito d’Asio, per ArzinOltre, che rende la comunità protagonista delle scelte strategiche per la Val d’Arzino. In memoria di Maurizio Fermeglia, già delegato regionale Wwf Fvg, per aver unito rigore scientifico, passione civile ed energia nella difesa degli ecosistemi fragili della regione. Al Consorzio Vicinale di Bagni di Lusnizza, Malborghetto-Valbruna, per la valorizzazione dell’acqua solforosa e del chiosco, garantendone l’uso pubblico, gratuito e accessibile, e per aver difeso il rio Zolfo da una centralina idroelettrica. Al Collettivo Robida di Topolò-Grimacco, per aver trasformato Topolò in un laboratorio di rigenerazione montana, dove la marginalità diventa una risorsa creativa e civile.

Bandiere nere

Alla Comunità di montagna della Carnia, per aver autorizzato una manifestazione di quad su percorsi montani in deroga ai divieti, creando un precedente pericoloso. Al gestore del rifugio Zacchi e alle autorità regionali competenti, per l’organizzazione di feste in area Sic con forte inquinamento acustico, senza adeguati controlli.

Il rifugio Zacchi, a Tarvisio
Il rifugio Zacchi, a Tarvisio

Le reazioni

«Le bandiere verdi ci chiedono quale montagna vogliamo abitare nei prossimi decenni», afferma Sandro Cargnelutti, presidente di Legambiente Fvg: «una montagna segnata da turismo intensivo, deroghe e consumo del territorio o capace di unire identità, innovazione, resilienza e futuro». A cinquant’anni dal terremoto del 1976, Marco Lepre, responsabile di Carovana delle Alpi Fvg, denuncia una montagna friulana sempre più divisa tra spopolamento delle valli e monocultura del turismo d’alta quota, con crescenti impatti ambientali e sociali.

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