Morto Silvino Ursella, decano dei costruttori: ha ridisegnato Lignano assieme a D'Olivo

È morto Silvino Ursella, il decano dei costruttori del Friuli Venezia Giulia. Classe 1921, era originario di Buja, da dove ha mosso i primi passi nel mondo dell’edilizia, specializzandosi nel settore delle costruzioni prefabbricate fino alla fondazione dell’azienda Eme Ursella.
Un uomo vecchio stampo, che non si fermava mai, sopravvissuto a Buchenwald e rialzatosi dopo il terremoto del 1976.
Da qualche anno era uscito (si fa per dire) dall’attività di famiglia, ma continuava a macinare idee e proposte, tanto che, nonostante avesse quasi un secolo di vita, continuava a scrivere e a pubblicare libri. «Non guardo mai al passato, mi piace guardare al futuro, pensando a cosa potrà servire in avvenire. La mia età non mi consente di essere più “operativo” in azienda, ma cerco di dare il mio contributo in termini di idee».
Questo era Silvino Ursella, noto in tutto il Friuli per la sua attività di costruttore. Dopo aver lavorato nella ditta edile del padre Ermenegildo, ha avuto l’intuizione di puntare sugli elementi prefabbricati, partecipando alla realizzazione di Lignano negli anni Cinquanta insieme con l’amico Marcello D’Olivo. Tra le strutture di cui andava più fiero (diventata anche argomento di uno dei suoi dieci libri) la torre Zanier, che all’epoca della costruzione era l’edificio più alto del Friuli. Un fiore all’occhiello nella storia dell’edilizia friulana, innovativa proprio perché basata su elementi di prefabbricazione ancora inediti per quegli anni.
«L’opera, commissionata dall’industriale udinese Danilo Zanier, è stata appaltata nel novembre ’58 con l’impegno di consegnarla entro il 30 giugno dell’anno successivo. Si trattava della costruzione più alta di tutto il Friuli, 13 piani per oltre 40 metri di altezza. Il progetto era dell’architetto Aldo Bernardis, e insieme con lui abbiamo deciso di ricorrere alla prefabbricazione per rispettare i tempi di consegna. La Torre può essere considerata il capostipite dell’introduzione di elementi prefabbricati nelle costruzioni civili».
Così si esprimeva Silvino in un’intervista di qualche anno fa, quando nonostante fosse trascorso mezzo secolo da quella realizzazione, riusciva ancora a trasmettere tutto l’entusiasmo e la passione, come se il cantiere fosse ancora in corso.
«Il settore era solo all’inizio, però eravamo già in grado di operare in tale direzione. Abbiamo optato per una struttura in cemento armato, introducendo una soluzione innovativa per il fissaggio degli elementi prefabbricati esterni. I pannelli sono stati fissati in modo da coprire la testata del solaio, proteggendo l’intera costruzione e mantenendo gli interni più sani». Un vero vanto per Ursella: «È stata la prima costruzione con una chiusura perimetrale prefabbricata: modalità che poi abbiamo utilizzato per altri edifici a Lignano – ricordava –. Una città, che a quei tempi, è stata una palestra per molti giovani architetti: Aldo Bernardis, Gianni Avon, Gino Valle, Michele Tedesco e molti altri».
Un lavoratore, Silvino, che conobbe anche il dolore dei campi di sterminio, con un’esperienza vissuta a Buchenwald, nel 1944, all’età di 23 anni, dove scoprì l’azzeramento della dignità di uomo diventando il numero: 88224. Ci arrivò per aver rifiutato la leva militare preferendo il lavoro. Mai avrebbe immaginato di diventare, per questo, un deportato. Diceva che il simbolo del lager per lui era una bilancia rudimentale («E anche della mia vita – aveva riferito – con cui pesare gli avvenimenti positivi e negativi»). Quella che aveva costruito con una lama di ferro per razionare una pagnotta di pane scuro in sette parti perfettamente uguali. Perché di Silvino gli altri deportati si fidavano.
Rientrato in Friuli dopo la guerra, si dedicò giorno e notte all’impresa e alla famiglia. «Una volta si costruiva non solo per vivere, ma per mettere al sicuro i propri risparmi. Oggi non è più così – sosteneva Silvino – e spesso chi entra in possesso di un’abitazione, magari ereditata, si trova a fare i conti con una serie di problemi: la casa oggi non è più un patrimonio, ma una passività».
I funerali di Silvino Ursella saranno celebrati lunedì alle 16.30 nel Duomo di Buja.
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