Morto Cesare Marzona notaio e partigiano

VALVASONE ARZENE. Partigiano, sindaco, notaio, sportivo: questo e molto altro, mostrando sempre un animo da gentiluomo, è stato Cesare Marzona, 93 anni, che si è spento domenica pomeriggio nella sua abitazione di via Sant’Elena, a Valvasone Arzene. Un lutto per la comunità, di cui la famiglia Marzona da oltre un secolo e mezzo è uno dei punti di riferimento, e per il resto del Friuli: dal 2004 era presidente dell’Apo (Associazione partigiani Osoppo-Friuli) e fu tra i fondatori di quelle brigate impegnate nella Resistenza al nazifascismo. Lascia i figli Elena (imprenditrice agricola), Nicoletta (docente all’università Cattolica di Milano) e Lorenzo (avvocato e organista). Il funerale sarà celebrato mercoledì alle 15.30 nel duomo di Valvasone. Stasera alle 19.30, nella chiesa dei Santi Giuseppe e Pantaleone, a Spilimbergo, sarà recitato il rosario.
Marzona, nato il primo agosto 1924, era notaio. Ereditò quella professione dal padre Nicolò e dal nonno Carlo, giunto a Valvasone nel 1860 da Venzone (dove la famiglia risiedeva dal ’400) dopo la nomina prefettizia a notaio. Marzona visse anche a Udine, dove studiò al liceo classico Stellini, e a Treppo Piccolo. Cominciò a praticare la professione nel 1954 a San Pietro al Natisone (la sede legale di Valvasone, forse la più antica in regione, era stata soppressa), poi continuò a Sedegliano e – per 40 anni – a Spilimbergo. «Possedeva terreni e quando un’annata non andava come doveva era comprensivo con i mezzadri – ricorda il sindaco Markus Maurmair –. Una persona d’altri tempi nel suo modo di essere notaio e per la sua cultura». E negli anni della ricostruzione dopo il terremoto del 1976 cercò sempre di aiutare chi giungeva nella sua sede notarile, come ricorda il figlio Lorenzo.
Era ancora studente quando, con i fratelli Gian Carlo e Caterina, decise di entrare nelle prime formazioni della Osoppo, allora agli albori. Il fratello venne fucilato dai nazisti e lui ne assunse il nome di battaglia: si faceva chiamare “Pietro II”. Passò un periodo in carcere, da condannato a morte. «Dopo quell’esperienza – aggiunge il figlio – si è sempre detto contrario alle pene detentive, convinto che chi entra in carcere ne esce delinquente patentato. Aveva scelto di combattere per ricostruire l’Italia sulla base di principi democratici e moderati. Si prese quella responsabilità». La sorella Caterina, che risiedeva a Torino, è scomparsa di recente. Marzona è stato una figura chiave dell’Apo, sino a diventarne presidente: sotto la sua guida è cresciuta e ha raggiunto significativi riconoscimenti, come la visita dei presidenti Cossiga e Napolitano e l’assunzione delle malghe di Porzûs a monumento nazionale. A febbraio, alla cerimonia nel luogo dell’eccidio, presenziò il figlio, ma fu Cesare Marzona a dettargli il discorso. Fu eletto sindaco dal 1951 al 1957 e dal 1964 al 1970 a Valvasone. «Quando fu eletto la prima volta – continua Lorenzo Marzona – era il più giovane sindaco d’Italia». Si sposò nel 1951 con Ebe Poli della famiglia dei conti Spilimbergo, scomparsa nel 2010. Nel dopoguerra, divenne pure campione friulano di tennis (e a Milano sconfisse Gianni Clerici), sport che aveva continuato a praticare sino a oltre 80 anni d’età. Fu a lungo presidente della Vis pallacanestro Spilimbergo. Lucido sino a pochi giorni fa, è morto nella casa storica della famiglia. «Una persona che dava l’esempio, mai imponeva i suoi consigli – aggiunge il figlio –: si rapportava con la vita e con le esigenze degli altri prima delle proprie». Maurmair esprime il cordoglio della comunità: al funerale ci sarà il gonfalone comunale. «Di lui – dice il sindaco – rimane il ricordo di una persona dalla grande cultura, che non ha mai fatto differenze sociali e si è fatto voler bene da tante persone. Un vero signore e un patriota a tutti gli effetti».
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