Sindaco e caposquadra della Protezione civile a processo per la morte di un volontario: chieste condanne a 16 mesi
Ultima udienza per il decesso di Giuseppe De Paoli, deceduto in servizio nel 2023. La parte offesa chiede un risarcimento di 200 mila euro. Per il primo cittadino di Preone, Andrea Martinis, e per Renato Valent ipotizzato il reato di omicidio colposo: sotto accusa la mancanza di formazione e l'inadeguatezza dei materiali

Per il pubblico ministero Andrea Gondolo la responsabilità penale del sindaco di Preone, Andrea Martinis, e del coordinatore di Protezione civile comunale, Renato Valent, per la morte del volontario di Pc Giuseppe De Paoli, avvenuta il 29 luglio 2023, è provata dagli elementi emersi in dibattimento. In particolare per le scarse informazioni e la mancata formazione fornite ai volontari intervenuti quel giorno per liberare la strada dagli alberi caduti dopo un violento fortunale, oltre che per l’inadeguatezza dei materiali utilizzati.
Per questo, al termine della sua requisitoria, il pm ha chiesto per entrambi gli imputati una condanna a 1 anni e 4 mesi per le ipotesi di reato di omicidio colposo, davanti al giudice del tribunale di Udine, Daniele Faleschini Barnaba. Per quanto riguarda la violazione della normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, Gondolo, prendendo atto delle recenti modifiche intervenute alla legge, ha chiesto un’ammenda di mille euro per Martinis e l’interdizione per sei mesi dall’attività di Protezione civile per Valent. La sentenza è attesa per il 31 marzo.
Lo sfogo della parte civile
Come già avvenuto per le altre udienze, l’aula B del tribunale di Udine è stata affollata dai sindaci dell’Alto Friuli come segno di vicinanza al collega Martinis. Circostanza che ha dato lo spunto al legale della famiglia De Paoli, costituitasi parte civile, Jacopo Al Jundi, per evidenziare la frustrazione dei parenti della vittima: «La famiglia si è sentita quasi in colpa durante questo processo, in quanto pur comprendendo lo stato d’animo degli imputati, nell’arco degli ultimi due anni nessuno si è scusato o ha manifestato dispiacere per la scomparsa di De Paoli che, lo ricordo, era un volontario di Protezione civile del Comune di Preone. Un elemento che abbiamo ritenuto doveroso evidenziare in aula».
Detto questo Al Jundi ha formalizzato la richiesta di risarcimento per un importo di 200mila euro.
L’accusa
Nella sua requisitoria il pm Gondolo, ha ammesso di non aver mai visto «una tale fibrillazione di norme per modificare, escludere o limitare le responsabilità dei soggetti a processo. Ma dal punto di vista della responsabilità penale nulla è cambiato».
Da qui la richiesta di condanna, con il riconoscimento di una colpa specifica dei due imputati in riferimento ai fatti del 29 luglio. «Quel tipo di attività non doveva essere svolta in quel modo: se si fossero rispettate le norme non sarebbe successo nulla», ha chiosato il pm.
Le difese
Da parte loro le difese dei due imputati, rappresentate dagli avvocati Andrea Ghidini e Alessandro Franco, chiedendo l’assoluzione per i loro assistiti, hanno messo in dubbio le conclusioni a cui è giunto il pm rispetto all’adeguatezza dell’intervento e ai materiali utilizzati.
Per loro non solo il movimento della ceppaia che ha travolto De Paoli era imprevedibile, ma le contestazioni mosse per l’inadeguatezza delle dotazioni dei volontari o della loro formazione andava rivolta alla Regione Fvg, ente che ha la responsabilità del coordinamento, della preparazione e dell’organizzazione dei volontari.
I sindaci in aula
Mentre i sindaci confermano la vicinanza al loro collega finito a processo, le squadre comunali della Carnia di Pc continuano a restare non operative: «Questa vicenda è uno spartiacque che ha prodotto una grossa ferita destinata a cambiare il modo di agire dei gruppi locali», ha affermato il primo cittadino di Rigolato, Fabio D’Andrea.
Per Ermes De Crignis di Ravascletto «si continua a non voler ragionare sul senso del volontariato. Il sindaco Martinis ha chiesto di liberare una strada dopo un temporale. Cosa che i gruppi comunali hanno sempre fatto».
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