Morìa delle api, l’agricoltore Saro: solo in Friuli tante indagini in questo settore

Udine, l’ex senatore teme conseguenze negative sul comparto. «Sotto accusa latte, vini, maiali, mais, ma nel resto d’Italia non accade nulla?»
Pavia di Udine 27 Marzo 2018. Arnie, api ed apicoltore. © Foto Petrussi
Pavia di Udine 27 Marzo 2018. Arnie, api ed apicoltore. © Foto Petrussi

UDINE. Non è un bel momento per gli agricoltori friulani, che dopo l’apertura dell’inchiesta per chiarire le cause della moria di api, hanno il timore a utilizzare sementi conciate. Per questo c’è bisogno di fare chiarezza, e alla svelta.

Morìa delle api, tutto sull'inchiesta: gli indagati, i sequestri e le ritorsioni

Ad augurarselo è Ferruccio Saro, politico ma prima di tutto agricoltore per diletto, finito anche lui nell’inchiesta della Procura di Udine sull’utilizzo improprio del Mesurol 500 Fs.

L'inchiesta sulla morìa di api: le preoccupazioni degli apicoltori friulani

«Parlo da appassionato laureato in Scienze agrarie e non da politico», precisa l’ex senatore di Martignacco. «In questi anni mi sono fatto diverse domande sul perché solo nella nostra regione siano state avviate così tante indagini sul settore primario: dal latte ai vini, dai maiali al mais, solo per citare quelle più importanti. È possibile che solo in Friuli ci siano agricoltori considerati alla stregua di delinquenti? Nel resto d’Italia non accade nulla?».

Saro si ferma un istante e parla dello scandalo Mesurol: «Quanto trapelato dalle indagini ha creato sconcerto e preoccupazione nel comparto agricolo, oltre a una grande incertezza sulle scelte colturali da compiere. Sono coinvolte centinaia di persone che svolgono funzioni diverse: proprietari di appezzamenti, coltivatori diretti, terzisti, affittuari.

Mi sono chiesto – aggiunge – il perché si sia voluta colpire l’ultima ruota del carro, e quindi gli utilizzatori finali di sementi conciate con i fitosanitari, e non chi ne ha autorizzato l’impiego, e mi riferisco ai ministeri competenti, alle multinazionali produttrici e all’Europa.

Questa vicenda giudiziaria si basa, per molti aspetti, su presupposti ideologici e di certo non è pensabile che le tecniche colturali possano essere modificate o imposte per via giudiziaria».

Saro ricorda come, fino a oggi, non sia stata dimostrata alcuna correlazione diretta tra l’utilizzo di Mesurol e la morte delle api: «Gli agricoltori sono i primi che hanno interesse al mantenimento degli equilibri ambientali, eppure in questo ultimo periodo stiamo assistendo al tentativo di mettere gli uni contro gli altri agricoltori e apicoltori.

Uno scontro inutile e dannoso, e per questo auspico che la magistratura trovi in breve tempo i responsabili degli attacchi alle arnie».

Saro fa riferimento anche all’utilizzo di fitofarmaci nelle coltivazioni: «Guai se non ci fossero, torneremmo al Medioevo. Ricordo ancora da ragazzino, quando si seminava il mais con la pala e lo si diradava con la zappa. Era un’agricoltura di pura sussistenza, superata anche grazie all’impiego di fitofarmaci, indispensabili per la crescita di prodotti di qualità».

Tornando alla vicenda giudiziaria, Feruccio Saro, pur apprezzando la decisione del tribunale del riesame di accogliere le istanze di revisione del sequestro di alcuni terreni («ringrazio il pool di avvocati, e in particolare Cesare Tapparo, e i tecnici che li hanno supportati dal punto di vista scientifico»), è preoccupato dal clima venutosi a creare, soprattutto oggi che è tempo di semina per la nuova stagione.

«Gli agricoltori hanno paura di sbagliare e di essere incriminati. C’è incertezza e così non si può andare avanti. Mi appello alla Procura, alla Prefettura e alla Regione, affinché sia convocato un tavolo con tutti i portatori di interesse, per trovare un punto di incontro tecnico-scientifico con cui operare, una sorta di protocollo su quali prodotti utilizzare, scongiurando così nuove inchieste e nuove mazzate per l’agricoltura regionale.

Questa vicenda rischia di avere un forte impatto sociale ed emotivo sul territorio, humus pericoloso per l’affiorare di reazioni negative tra gli operatori in un settore delicato». —




 

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