
Congiure, nobiltà e fede: i mille anni della Torate, la torre dove si respira la storia
La struttura di Mels di Colloredo di Monte Albano è l’ultima memoria visibile dell’antichissimo castello. Il sindaco: «Nell’occasione abbiamo anche riaccolto i volontari del 1976»
Eliabordo, Liabordo o Liobordo di Wallsee, in questa triade si nasconde, secondo le fonti, il nome del primo proprietario del castello di Mels, l’antichissimo maniero che proprio quest’anno ha festeggiato il suo millenario. L’evento si lega per l’occasione alla ricorrenza del cinquantenario dal terremoto del 1976. «Abbiamo voluto unire i due anniversari – ha spiegato Renza Baiutti, sindaco di Colloredo di Monte Albano, il comune di cui fa parte Mels –, riportando alla memoria in particolare l’opera dei tanti volontari che hanno aiutato la nostra comunità in quei giorni tragici».
Per chi oggi si arrampica sul colle che sovrasta l’abitato si offre la vista della “torate” del XII secolo. Anche se rimaneggiata a più riprese, si tratta dell’ultima memoria visibile del castello. Forma quadrangolare e alta circa 15 metri, la struttura porta i segni dei vari restauri, l’ultimo a cura dell’amministrazione comunale nel 1995.

Per l’anniversario sono tornati in visita in paese 78 volontari del 1976 provenienti da Paladina, San Bonifacio, Crema, Lavis e dal comune svizzero di Mels, situato nel Canton San Gallo. Moltissimi poi i partecipanti alle celebrazioni da tutto il territorio comunale e dai paesi circostanti, per un’affluenza che all’ombra della torate non si vedeva forse da tempi medievali. Una serie di eventi che ha messo insieme storia, convivialità e memoria.
A contribuire alla realizzazione dell’iniziativa, la moderazione di Marco Maria Tosolini, il contributo degli storici Roberto Tirelli e Pierluigi Mansutti e la banda filarmonica e la corale locale diretti dai maestri Castenetto e Moro, che si sono cimentati anche nella realizzazione di antichi brani medievali. È stata allestita nell’occasione nell’ampio piano inferiore della chiesa anche una cena della comunità con ispirazione alla cucina del Medioevo.

Celebrata poi una Messa nella chiesa parrocchiale di Ognissanti a Colloredo da don Giuliano Mauro. «Il borgo fu il più colpito dal terremoto di tutto il territorio comunale, furono 8 le vittime in paese», spiega Baiutti. Anche l’antichissima struttura subì gravi danni, così come l’adiacente cappella castrale di sant’Andrea.
«La ricostruzione avvenne nello stesso modo in cui fu rimesso in piedi il Duomo di Venzone, pietra su pietra, fino a riportarla alla condizione precedente al sisma. Tenendo anche in considerazione che il colle sorge sopra una faglia, per cui si considerò nell’operazione anche la tenuta strutturale della torate», sottolinea Tirelli, autore del libro “Mels. Mille anni all’ombra della torate”. Non fu ovviamente il primo sisma che le pietre della struttura affrontarono, le cronache raccontano di altri due eventi simili nel 1350 e nel 1511.
La storia dei fondatori del castello, i Walsee, non si lega solo a Mels, ma a tutto il Friuli. Secondo l’usanza medievale la famiglia nobiliare cambiò nome, assumendo come appellativo il toponimo della località in cui era situato il loro castello, locato proprio a Colloredo.
La casata “di Colloredo” ebbe poi un ruolo fondamentale nella storia del Patriarcato di Aquileia, prendendo parte anche al Parlamento del Friuli. Da quel primo cavaliere svevo disceso in Italia al seguito dell’imperatore Corrado II il Salico, che poi decise di fermarsi nella zona, si sviluppò quindi una delle dinastie più influenti del Friuli.
Tra i tanti della famiglia che incrociarono la loro storia a quella del castello ci fu anche il cardinale Girolamo di Colloredo (noto anche come Hieronymus von Colloredo), celebre per essere stato tra i primi a riconoscere il talento di Wolfgang Amadeus Mozart. Passò alla storia il suo rapporto conflittuale con il musicista, prima amato e lautamente finanziato, poi a causa del suo carattere frizzante, licenziato brutalmente.
Girolamo ai primordi della sua luminosa carriera ecclesiastica, che lo portò tra il 1772 e il 1803 a diventare appunto principe-vescovo di Salisburgo, fu cappellano della chiesetta di Sant’Andrea di Mels. «Già in età matura, illustre mecenate e riformatore, ancora scriveva alla madre in una lettera di prendersi cura dell’antico maniero di famiglia», ci spiega ancora Tirelli.
Da non dimenticare poi la congiura dei signori di Mels che portò all’uccisione del Beato Bertrando, Patriarca di Aquileia, il 6 giugno 1350. I notabili provenienti dal paese, storicamente coinvolti nella ribellione e nell'agguato insieme ad altri nobili friulani guidati dal conte di Gorizia, furono puniti dal successore Nicolò I di Lussemburgo, il quale ordinò la distruzione del castello di Mels.
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