Mezzo secolo di sacerdozio, Sequals festeggia don Dino

SEQUALS. «Sono prete da cinquant’anni, e ho cercato di fare del mio meglio». Con questa frase, don Dino Didonè riassume il suo mezzo secolo di sacerdozio, che festeggerà domani. Un percorso che lo ha...

SEQUALS. «Sono prete da cinquant’anni, e ho cercato di fare del mio meglio». Con questa frase, don Dino Didonè riassume il suo mezzo secolo di sacerdozio, che festeggerà domani. Un percorso che lo ha portato da Rorai Grande a Sequals, dov’è parroco da ben 35 anni, e che si è intrecciato con fatti determinanti della storia del nostro territorio, quali il disastro del Vajont e il terremoto del 1976.

Nato a Rivarotta di Pasiano nel 1936, don Dino entra al seminario diocesano di Pordenone dopo la quinta elementare. Lì svolge tutto il percorso di studi, sino all’ordinazione sacerdotale a Rorai, il 30 giugno 1963. «Il 13 agosto del 1963 sono partito in bicicletta per Claut per sostituire il cappellano, nominato parroco di Erto – racconta – Lì ho vissuto l’esperienza dolorosa del Vajont: offrivamo assistenza e accoglienza agli sfollati. Rimasi lì sino a poco prima di Natale, quando il cappellano rientrò per stare vicino alla sua gente di Erto accolta a Claut. Fui trasferito a San Giorgio al Tagliamento». Dopo 7 anni a San Giorgio, Don Dino si sposta dapprima a San Stino di Livenza quindi ad Aviano. Nel 1973 è parroco a Mussons di Morsano. «Il Vescovo Freschi mi chiese di andarci perché conoscevo bene la comunità e potevo accompagnarla nel passaggio alla Diocesi di Pordenone».

Don Dino diventa insegnante di religione alle medie di Rivignano, ma nel 1978 riceve un nuovo compito: andare a Sequals e lavorare per la ricostruzione. Lascia la scuola di Rivignano per insegnare al Kennedy di Spilimbergo, sino al 1997, quando gli viene affidata la parrocchia di Solimbergo. «Con la pensione, mi hanno dato un’altra parrocchia» scherza il parroco, che ricorda gli anni difficili del post terremoto: «La ricostruzione fu un periodo faticoso. Fu una grande fortuna poter contare su Giacomo Bortuzzo, una persona esperta. Si è lavorato bene insieme». Ora che la vita è più tranquilla, don Dino deve affrontare il cambiamento delle esigenze spirituali: «La fede è diminuita, c’è più individualismo e manca la speranza. Per aiutare i fedeli, noi parroci dobbiamo convertirci di più, essere ancor più un esempio». Ed è nei ragazzi che don Dino ripone le sue speranze. «Abbiamo un bel gruppo di giovani che sono maturati molto e sono ben inseriti nella società civile – osserva – Sono molto più maturi di quanto lo fossimo noi. Questo ci mostra qual è la strada giusta da percorrere».

Domani si festeggerà con messe a Solimbergo e Sequals e con un rinfresco nel centro Caritas. Lunedì Don Dino sarà di nuovo al “lavoro”: con 51 fedeli partirà per Medjugorje.

Erica Rizzetto

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