Maturità al tempo del Covid-19, una prova in maschera delle giovani cavie

UDINE. Hanno bruciato gli ultimi mesi di scuola, i più intensi, nella clausura imposta in tempo di peste: durissima condizione per quell’età che sperimenta conoscenza e affettività attraverso l’esplorazione interpersonale, il contatto, l’incontro di mani, labbra e sorrisi.
Sono stati le cavie di una didattica a distanza che ha confinato le lezioni nella squallida bidimensionalità di uno schermo, dovendo spesso subire l’impreparazione digitale dei loro insegnanti, che non hanno sempre saputo cogliere l’opportunità di auto-aggiornarsi sperimentando nuovi linguaggi per la trasmissione del sapere.
Troppo presuntuosi per ammettere che ci sono ambiti nei quali i loro studenti (e i loro figli) ne sanno molto di più, hanno spesso tradotto la lezione frontale in un monologo inespressivo, poco efficace e stimolante, rivolto a tante faccine annoiate e stanche, spesso contraffatte da improbabili avatar, dietro ai quali poteva accadere tutto tranne che lo scoppio d’entusiasmo per l’amore della conoscenza.
Così sono stati deprivati anche di quel rito di passaggio – forse l’ultimo rimasto – che si coccola in cinque anni d’attesa: la grande notte dei maturandi, con le cene da condividere assieme ai professori, l’abito in tiro, le ragazze glamour e i ragazzi dandy, le foto di gruppo, le magliette di classe con un motto impertinente e aggressivo, la notte disco al mare e i gavettoni del giorno dopo imposti a tutti quegli altri, che hanno ancora troppi anni di scuola davanti per permettersi di festeggiare.
Ma questo è solo propedeutico all’esame che un tempo si diceva – giustamente – di matura. E che quest’anno, per loro, si ridurrà invece ad un’ora soltanto da condividere con gli insegnanti della classe, in una presenza vantata come la più grande conquista del “sistema paese”.
Il protocollo da seguire è dettagliatissimo, nel rispetto delle norme di igiene, profilassi e sanificazione. Alle tradizionali sacche contenenti manuali, vocabolari e dispense di appunti l’esame di stato 2020 ha dunque sostituito la miscela del gel disinfettante e il rilevamento della temperatura.
Un esercito di assistenti scolastici è stato mobilitato a garantirne l’efficacia. Forse, se la distanza interpersonale sarà quella prevista dal regolamento, professori e candidati potranno anche, finalmente, togliersi la maschera. E sorridersi.
Ecco. Credo che per tutti loro sarà proprio il momento più importante: il recupero di un’Umanità negata per troppi mesi. Che è anche la vera missione della Scuola. Forse queste ragazze e questi ragazzi, al di là dei programmi ministeriali, dei dati, delle inutili conoscenze mandate a memoria, se la sono già conquistata, e a fatica, la loro maturità. Hanno resistito. Non sono fuggiti via.
Chissà se anche i commissari e i presidenti saranno abbastanza “maturi” da partire proprio dalla stessa voglia di rinascita, una volta tanto. Trasformando la mascherata di un esame in un momento di passaggio importante. Commovente. Uno di quelli che non si dimenticano più nella vita. —
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