Marito e moglie facevano acquisti con banconote false, usavano un’auto intestata all’Udinese: condannata solo lei
Diversi i colpi tra bar, tabaccherie e cartolerie del Friuli. Alla donna inflitti un anno e nove mesi di reclusione mentre lui, che durante un controllo delle forze dell’ordine aveva dichiarato di essere un amico del presidente del club bianconero, è stato assolto con formula dubitativa

Marito e moglie accusati di spendita di banconote false in concorso tra loro: lei entrava nei negozi, lui l’attendeva in auto. Nel mirino bar, tabaccherie e cartolerie di Pozzuolo, Visco, Mereto di Tomba, Castions e Pasian di Prato.
Questa l’ipotesi di reato per Marina Braidic, 37 anni, e Simone Braidich, 42, entrambi residenti a Udine, che martedì 25 febbraio hanno definito la propria posizione davanti al giudice del tribunale monocratico Carla Missera.
L’uomo è stato assolto con formula dubitativa, la coniuge condannata a un anno e nove mesi di reclusione. Per entrambi il legale, l’avvocato Pieraurelio Cicuttini, aveva chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto e, in subordine, perché il fatto non costituisce reato (vista la grossolanità delle banconote smerciate).
Cinque gli episodi contestati – riferiti al 19 gennaio del 2021, in pieno periodo Covid –, dopo le denunce presentate dagli esercenti. A inchiodare la 37enne, che agiva indossando una mascherina, erano state le telecamere di sicurezza di uno dei locali presi di mira, le cui immagini erano state fatte analizzare anche dai carabinieri del Ris di Parma.
Durante le indagini era emersa una curiosità: l’auto usata per le fughe (fotografata da uno dei denuncianti), una Mercedes ML, risultava intestata alla società Udinese Calcio. A un successivo controllo dei carabinieri, a Udine, il 42enne, trovato alla guida del mezzo, per giustificare l’intestazione dell’auto aveva riferito di essere un amico del presidente dell’Udinese. È bastato però poco per chiarire l’equivoco: la società bianconera aveva ceduto la vettura a una azienda specializzata nella vendita di auto usate, la Gieffe car, che a sua volta l’aveva venduta alla Braidic e non era stato ancora formalizzato il passaggio di proprietà.
Nel dettaglio, a Cargnacco di Pozzuolo la 37enne era entrata in un bar per l’acquisto di due pacchetti di sigarette, ma il dipendente aveva subito notato che la banconota da 100 euro rifilata da Braidic era falsa. Smascherata, la donna era corsa via, salendo sull’auto che si ipotizzava essere condotta dal marito. Stesso copione in una edicola, rivendita tabacchi e bar di Visco, dove la donna aveva provato a spendere sempre 100 euro per un paio di pacchetti di sigarette. Pure in questo caso un dipendente, resosi conto del falso, aveva messo in fuga la 37enne.
Anche in un bar di Pasian di Prato l’acquisto non era andato a buon fine perché la titolare, nel ricevere una banconota da 100 euro, ne aveva ravvisato la falsità. In altre due occasioni, però, la donna era riuscita nel suo intento. In una cartoleria di Castions di Strada, infatti, la titolare aveva ritirato la banconota da 100 consegnando il resto alla 37enne, che aveva preso un portachiavi. In una cartoleria di Mereto di Tomba, Bradic aveva comprato materiale per 11 euro, pagandolo con un biglietto da 50 falso. Le telecamere del negozio erano però riuscite a riprendere l’imputata.
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