Manuela Di Centa ora è “Grande Ufficiale”, l’onorificenza del Quirinale dedicata alle portatrici carniche
La pluricampionessa riceve il riconoscimento da Mattarella e lo dedica alla nonna Irma: «Radici, sport e impegno civile sono un’unica storia»

«Dedico questa onorificenza a mia nonna Irma, portatrice carnica, che tanto mi ha insegnato». Il pensiero di Manuela Di Centa mentre dalle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceveva il prestigioso riconoscimento di “Grande Ufficiale” è corso a lei.
È l’ennesima medaglia per la pluricampionessa olimpionica dello sci di fondo e donna impegnata su tanti fronti, oggi molto nella dirigenza sportiva ma pure nel sociale (per esempio ambassador dell’attività fisica come strumento di salute e benessere), fu parlamentare decisa nel far riscoprire la storia delle portatrici. Fu pure la prima donna italiana sulla cima dell’Everest. È nel Comitato Internazionale Olimpicom, pronta per l’apertura ufficiale, il 6 febbraio, delle Olimpiadi invernali Milano Cortina, è impegnata sui giochi olimpici dei giovani 2028 Dolomiti Valtellina.
Tante ne aveva già conquistate di medaglie, ma quella di al Quirinale, assicura, ha un valore specialissimo: «Questa – sorride – è del nostro presidente, del nostro Paese. È stato molto bello, si è voluto premiare un percorso di vita dallo sport sul campo alla dirigenza sportiva fino anche al lavoro all’interno dell’Omri, dove sono stata per 7 anni consigliera. Col presidente abbiamo parlato della mia carriera. L’avevo già incontrato altre volte, da lui siamo andati anche come “Sport e Salute” a presentare il progetto Legend: i grandi atleti del passato si sono messi a disposizione per far comprendere alle persone i benefici dell’attività fisica con movimenti alla portata di tutti. Era partito da un gruppetto di pochi atleti che camminando coi bastoncini fino al Quirinale ha presentato al presidente il progetto. Io non sono quindi solo le medaglie da campionessa».
La conferma alla cerimonia da Mattarella: «lui si ricordava – racconta lei – la lettera ricevuta sulla mostra che il Museo della Grande Guerra di Timau apre il 27 gennaio: il direttore ha voluto unire olimpiade (che è sport ma anche cultura, arte e tanto altro) e storia del territorio. Con l’assessore regionale Bini e Promoturismo abbiamo messo assieme le medaglie olimpiche di Giorgio e mie e la medaglia d’oro della portatrice carnica Maria Plozner Mentil. Il filo conduttore della mostra (collegata a livello internazionale perché rientra nei progetti culturali dell’Olimpiade Milano Cortina 2026), sono le medaglie. Dietro la medaglia c’è la famiglia perché noi siamo tutti nipoti di portatrici carniche. Io e Giorgio di nonna Irma Englaro, molte altre persone di altre portatrici. Siamo un’unione di radici. Io e Giorgio abbiamo vinto nello sport, anche grazie a questa storia, questa forza, queste radici, anche di sofferenza, ma anche di grande valore, di tenacia, di onestà, di amore di patria, che spingeva Maria Plozner Mentil sulle montagna a portare al fronte munizioni, vestiti, cibo e noi sui campi di gara. Con la stessa bandiera per far valere la nostra Patria. Io e Giorgio ci siamo allenati sui sentieri delle portatrici. Abbiamo invitato il 27 gennaio a Timau le tante medaglie dello sci nordico del Fvg. Sono grata al Museo di questa sensibilità di onorare le nostre nonne, riprendendo con noi il tema di patria, in chiave di pace, per le Olimpiadi». Sulle portatrici carniche Manuela promosse da deputata varie iniziative, «quando a livello istituzionale – ricorda- pochissimi in Italia sapevano di loro. Mi aiutarono l’allora presidente Napolitano, poi Mattarella. E ci lavoro ancora». Già così le portatrici carniche sono entrate nella narrativa in ogni contesto istituzionale del presidente della Repubblica sulla Grande Guerra
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