Maniago rivive l’incubo della crisi In bilico il futuro di tante famiglie

La Zml ha annunciato una novantina di esuberi su 505 addetti. I sindacati: «Non paghino solo gli operai»

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Dopo quasi dieci anni, torna l’incubo degli esuberi a Maniago: la Zml, colosso della metalmeccanica del Gruppo Cividale, ha annunciato una novantina di eccedenze tra i 505 dipendenti e l’impatto sociale del piano industriale di ristrutturazione preoccupa. In ballo c’è il futuro di tante famiglie dell’area pedemontana.

Un quadro di criticità che è all’attenzione anche del sindaco Andrea Carli: il Comune ha ben poca possibilità di manovra in queste situazioni, ma comunque il primo cittadino sta seguendo la vertenza. Da tempo nella città del coltello non si parlava di possibile perdita di posti di lavoro, Carli lo sa bene: era il 2012, e lui si era appena insediato, quando l’impresa tessile Fil Man Made, con 171 addetti, aveva annunciato l’intenzione di chiudere. Subito dopo era stata la volta del Gruppo Transima. Momenti di forte preoccupazione per il territorio e una partenza di mandato in salita per il sindaco Carli.

Oggi la nuova doccia fredda con la situazione della Zml, realtà storica, che sino 2002 faceva parte del Gruppo Electrolux, e anche ben radicata. La tensione sta salendo tra i dipendenti, che martedì hanno scioperato un’ora in ognuno dei tre turni: le persone coinvolte non sono solamente le 90 interessate dalla possibile perdita del posto di lavoro. Se ognuno ha famiglia con almeno un figlio, si parla di quasi 300 persone su cui grava il peso di tale decisione. Al momento, comunque, l’azienda ha annunciato la quota di esuberi e precisato le figure professionali che si intende “eliminare” nelle diverse aree.

Dei tre reparti di Zml, è la ghisa quello in cui si concentra il maggior numero di esuberi, ossia 70 su 236 maestranze. Sempre in questa divisione, l’azienda intende sopprimere il turno di notte. Ci sono poi 10 eccedenze su 155 lavoratori nel reparto alluminio, 4 su 86 nel rame e 5 su 28 nello staff. Le organizzazioni sindacali hanno respinto al mittente tale piano e hanno annunciato che la loro priorità è la salvaguardia dei posti di lavoro.

L’obiettivo delle forze sociali è quello, se non di azzerare, almeno di ridurre il numero degli esuberi. «I lavoratori non possono pagare lo scotto di una gestione aziendale non mirata, che da tempo abbiamo segnalato all’azienda – hanno messo in evidenza Dennis Dalla Libera (Fim) e Roberto Zaami (Uilm) –. Il piano con i numeri che ci sono stati presentati non è accettabile. È evidente l’intenzione di tagliare le spese per il personale». Il timore di lavoratori e sindacati è anche che la quota delle eccedenze possa crescere ancora, considerato che così è accaduto nelle ultime due settimane: nell’incontro del 12 gennaio gli esuberi dichiarati dall’azienda erano 89, nel confronto di martedì scorso hanno superato la novantina.

Le forze sociali hanno pure espresso perplessità sul fronte degli investimenti: dei 16, 9 milioni annunciati il consiglio d’amministrazione dell’azienda ha approvato, per ora, solamente il 19 per cento. Da capire cosa emergerà nel prossimo tavolo cionvocato per il 10 febbraio. —



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