L’ultramaratoneta Calderan: «Investito da un’auto pirata»

Si stava allenando per la sua prossima impresa sportiva in Medio Oriente, nel 2020. Correva, lui detentore di 13 record mondiali per avere attraversato deserti inesplorati, sotto il caldo sole delle tre di venerdì pomeriggio. Ma, appena imboccata via Premariacco, subito dopo essere uscito dal parco del Torre, Massimiliano Calderan, 51 anni, è stato travolto da una macchina. L’automobilista, invece di fermarsi e chiamare i soccorsi, è scappato via lasciandolo sul ciglio della strada, con il volto coperto di sangue.
Ed è per questo che ora Max e la moglie Valentina si appellano al conducente. E gli chiedono di assumersi le sue responsabilità. Così come chiedono di farsi avanti a chiunque avesse visto qualcosa. Una questione di attimi. Max si trova sul lato destro della via e sta proseguendo in direzione di via Del Bon dove aveva lasciato parcheggiata la sua auto. «Avevo appena imboccato via Premariacco e dopo una cinquantina di metri – racconta – ho visto arrivare un’auto da lontano. Io stavo correndo, ero molto concentrato. All’ultimo mi sono accorto che la macchina ha invaso l’opposta corsia di marcia e in un istante ho sentito un botto pazzesco e mi sono ritrovato a terra. Era una macchina dal colore scuro, credo fosse una Ford. Alla guida c’era un uomo, da quanto ricordo giovane, forse sulla trentina d’anni».
Max si ritrova a terra. «Sentivo il sapore del sangue in bocca – prosegue –, da un occhio non ci vedevo, con l’altro vedevo solo l’asfalto. Ho fatto un rapido controllo delle mie condizioni, ho cercato di tamponare il sangue che usciva dalle ferite con la maglietta. Ero senza telefono e così ho deciso di cercare lo stesso di arrivare alla mia auto». Max non si è mai arreso durante le sue imprese. E così, anche questa volta, si rialza. Nonostante il dolore, va avanti. Passano altre due auto ma non si fermano, lui non molla. Arriva alla sua vettura ma non trova più le chiavi, perse durante lo scontro. «Quando mi sono guardato nello specchietto – afferma – ho visto le ferite e le lesioni che mi ricoprivano il volto e la spalla. Mi sono sciacquato in una fontanella e ho deciso che dovevo arrivare fino a casa. E così ho percorso altri due chilometri a piedi».
Da lì c’è la corsa al Pronto soccorso dell’ospedale di Udine. Gli vengono riscontrate una frattura scomposta alla mano sinistra e al naso, un trauma facciale e policontusioni. La prognosi è di 40 giorni. Il fatto viene segnalato alla polizia. Max si appella alla persona alla guida. «Se qualcuno si riconosce si faccia avanti – afferma –, non ho intenzione di denunciarlo, voglio solo parlarci, capire che cosa è successo, chiarirci. Lo invito a dimostrare coraggio, ad assumersi le sue responsabilità, perché a me è andata bene ma poteva essere una tragedia». Max si rialzerà in fretta. Lui non si arrende. «Nel deserto, durante le mie imprese mi sono trovato in situazioni difficili, mi è capitato di cadere e di farmi male ma lì sapevo come gestirle. Qui è stato diverso». Lui non molla e non ha alcuna intenzione di rinunciare alla prossima impresa.—
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