L'ombra della camorra nella truffa milionaria del Nord Est

PORDENONE. «I soldi erano della famiglia, non di Gaiatto». Laddove per famiglia va inteso il clan dei casalesi. A pronunciare quelle parole, secondo lo stesso trader portogruarese, lo scorso marzo, è stato Gennaro Celentano, 34 anni. Neanche un mese dopo quell’incontro, il 6 aprile, Celentano è stato arrestato a Sant’Antimo ed è finito in carcere con altri cinque indagati, tutti sospettati di affiliazione alla Camorra. Gli è stata contestata l’aggravante dell’associazione mafiosa.
Inquadrate in questo contesto, le minacce malavitose riferite da Gaiatto e da una sua ex collaboratrice assumono una valenza inquietante e aprono nuovi scenari d’indagine agli occhi degli inquirenti.
La criminalità organizzata potrebbe aver investito milioni nel presunto affare Forex proposto da Gaiatto? E quando i rendimenti non sono arrivati avrebbe inviato un suo emissario per riavere capitale e interessi? Fabio Gaiatto, assistito dall’avvocato Luca Ponti, ha dichiarato di ignorare, all’epoca, che Celentano potesse avere dei guai con la giustizia. Il suo nome gli era stato fatto da un conoscente.
La storia che racconta il trader veneto durante l’interrogatorio del 27 aprile è un’altra. Temendo di essere stato a sua volta vittima di una truffa da parte di alcuni suoi collaboratori, si è fatto accompagnare da Celentano per ottenere la restituzione del denaro. I soldi sarebbero stati chiesti a un imprenditore specializzato in compravendita di auto e terreni, ma quest’ultimo ai detective ha spiegato di non sapere nemmeno cosa fosse il Forex e di non aver ricevuto soldi dal Gaiatto.
Due malavitosi sarebbero andati a battere cassa da un’altra collaboratrice. I metodi di Celentano, poi, hanno spaventato il trader, che ha detto di avergli versato 110 mila euro, ottenendoli in prestito da un amico.
In tutto Gaiatto, assistito dall’avvocato Luca Ponti, ha lamentato dinanzi agli inquirenti la sparizione di 12 milioni di euro, ma la Guardia di finanza non ha trovato riscontri a tale tesi. Potrebbero i milioni «spariti» essere i soldi «della famiglia»? Allora che fine hanno fatto? Soltanto l’indagine bancaria avviata dalla Procura di Pordenone potrà fare luce sui conti delle società collegate al trader.
Cominciano ad approdare, intanto, al tribunale del riesame di Trieste, le prime istanze per la revoca delle misure cautelari personali.
L’avvocato Maurizio Miculan, legale di Najima Romani, 31 anni, lignanese trapiantata a Portogruaro e compagna di Gaiatto, agli arresti domiciliari, ha depositato ieri l’istanza, con riserva di enunciare successivamente i motivi, al tribunale della libertà giuliano, non ritenendo sussistenti le esigenze cautelari: per la difesa non c’è il pericolo di reiterazione del reato, visto che manca pure l’attualità (le contestazioni si fermano al dicembre 2017) e non c’è il pericolo di fuga. La difesa di Romani non ha chiesto invece il dissequestro per il compendio immobiliare da 3, 7 milioni di euro.
Una scelta tecnica, poiché, come ha spiegato l’avvocato Miculan, «il sequestro per equivalente non richiede i gravi indizi di colpevolezza, ma è necessario e sufficiente il fumus di reato». La strategia difensiva procede dunque su due piani e con due velocità diverse. Pronto alla battaglia al riesame anche Fabio Gaiatto, ritenuto dagli inquirenti la mente dell’associazione per delinquere e attualmente in carcere.
Oggi depositerà il ricorso al riesame anche l’avvocato Francesco Murgia per Massimiliano Vignaduzzo, 46 anni, originario di Latisana e residente a San Michele al Tagliamento, agli arresti domiciliari con l’accusa di aver procacciato clienti per l’affare nel mercato Forex. Giulio Benvenuti, 32enne vicentino, sta valutando con l’avvocato Laura Fagotto la strategia difensiva. Intanto stamattina davanti al gip Rodolfo Piccin sfileranno per gli interrogatori di garanzia gli ultimi sei indagati in obbligo di dimora.
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