Li accusano di evasione fiscale ma indagini e sequestri sono nulli
Luana de Francisco
Quattro anni per compiere appena il primo giro di boa, quello delle indagini preliminari, e capire se esistano i presupposti per proseguire nell’attività giudiziaria. Si è trasformata in un’odissea investigativa l’inchiesta che la Guardia di finanza ha avviato nei confronti della “Sider Engineering spa” di Pozzuolo del Friuli per fare luce su una presunta evasione fiscale che la società avrebbe realizzato tra il 2010 e il 2014 attraverso la presentazione di dichiarazioni dei redditi fraudolente. Una battaglia che accusa e difesa hanno condotto a suon di impugnazioni e ricorsi e su cui la Cassazione si è espressa già tre volte e con esiti paradossalmente antitetici.
Al centro del procedimento, i nomi dei legali rappresentanti della società Luigi Ballico, 62 anni, Simone Cisilino, 47, ed Ennio Fattori, 74, tutti di Udine e chiamati a rispondere dell’ipotizzata sparizione, dalla documentazione ufficiale, di «importi versati tramite pagamenti effettuati “estero su estero” da clienti della società con sede, a loro volta, all’estero». I guai erano iniziati dopo una segnalazione inviata dall’Agenzia delle entrate al Nucleo di polizia tributaria sulla scorta di elementi raccolti durante un accertamento del 2016. La verifica fiscale eseguita dalle Fiamme gialle il successivo 26 settembre 2017 era in effetti sfociata in una denuncia alla Procura e nell’iscrizione dei titolari sul registro degli indagati, ed era stata seguita, il 18 dicembre, da una perquisizione disposta dal pm Claudia Danelon.
La “sfida all’Ok Corral” parte da qui e per comprenderla è fondamentale la scansione temporale dei fatti. Contro il sequestro di materiale, contabile e non, effettuato in quell’occasione, i difensori dei tre indagati, avvocati Virio Nuzzolese, dello studio Campeis, e Francesco Mansi, propongono impugnazione al Riesame, eccependo che l’ipotesi di reato contestata era stata accertata già nel corso della verifica del 26 settembre e ricordando come ciò avrebbe dovuto imporre agli investigatori di bloccare l’accertamento e informare gli interessati della possibilità di farsi assistere da un difensore. Il Riesame, tuttavia, rigetta la richiesta e la difesa propone ricorso per cassazione. Ottenendo, il 18 giugno 2018, l’annullamento sia dell’ordinanza sia del decreto di sequestro.
Ed eccoci al secondo snodo. Nonostante l’ordine di esecuzione di dissequestro giunga il 6 luglio 2018, la Finanza vi ottempera solo il 4 marzo 2019. Un’annotazione del 10 gennaio precisa essere la sentenza di annullamento errata (un refuso nella data del decreto). Nel frattempo, le indagini proseguono con rogatorie all’estero e la Procura emette un nuovo sequestro che viene notificato contestualmente alla restituzione delle copie forensi. Che, va da sé, poi tornano nelle mani degli inquirenti. Il 19 marzo, intanto, scatta il terzo sequestro. La difesa li impugna e il Riesame li annulla entrambi, dichiarando «le nuove ipotesi di reato fondate su atti di indagine inutilizzabili».
Il terzo round scocca con il ricorso per cassazione che è ora il pm a presentare. Ma il 3 giugno presenta anche richiesta di archiviazione al gip, riservandosi comunque di fare istanza di riapertura indagini in caso di vittoria a Roma. L’esito, tuttavia, riporta la palla al centro. Perché se per un ricorso gli ermellini della stessa III sezione dichiarano l’inammissibilità, per l’altro accolgono con rinvio. Dal canto suo, il gip non archivia e rinvia l’udienza al 1° luglio per decidere anche sulla base della Cassazione. Tutti nel limbo, quindi. Ma, e non è poco, con la parte tributaria nel frattempo sanata: lo scorso luglio, Sider Engineering ha versato imposte e sanzioni. —
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