L’estate in Fvg è più calda di 2,5 gradi: anche il mais a rischio per la siccità

La variazione in 50 anni. Dal 1991 è stata la stagione più secca dopo quella record del 2003. Gli scenari dell’Osmer-Arpa
SOLLEONE: MEDUNA BEACH, PISCINA EUROSPORTING
SOLLEONE: MEDUNA BEACH, PISCINA EUROSPORTING

UDINE. Estati sempre più calde anche in Friuli Venezia Giulia. Negli ultimi cinquant’anni la temperatura media è aumentata di 2,5 gradi, se continua così bisognerà ripensare anche le colture perché, complice il limite dell’acqua, non sarà più possibile coltivare il mais.

Lo scenario che emerge dal monitoraggio costante delle temperature a cura dei previsori dell’Osmer-Arpa deve far riflettere soprattutto i politici chiamati in causa dal popolo del Friday for future che, oggi, sfilerà nelle piazze anche a Udine, Pordenone e Tolmezzo.

Le rilevazioni

Dal 1991, l’estate 2019, dall’1 giugno al 31 agosto, passerà alla storia per essere stata, dopo quella record del 2003, la seconda più calda. Diverse località della pianura sono state caratterizzata da oltre 60 giornate con temperature superiori ai 30 gradi.

Sul monte Bianco l’onda gelata che lentamente andrà a finire nel Po
L'allarme per lo scioglimento del Planpincieux, il ghiacciaio del versante italiano del Monte Bianco è arrivato sul Times of India: il quotidiano indiano, uno dei principali in lingua inglese, scrive oggi dell'appello lanciato dal sindaco di Courmayer, Moreno Vignolini. Il quotidiano ricorda come il fenomeno che si sta verificando in Val d'Aosta non sia altro che un'ulteriore manifestazione dei guai causati dal cambiamento climatico e dall'innalzamento delle temperature in tutto il pianeta. ANSA/UFFICIO STAMPA REGIONE VAL D'AOSTA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Un numero elevato se si considera – a farlo notare è il previsore Marcellino Salvador – che nell’ultimo decennio del secolo scorso la colonnina di mercurio raggiungeva quei livelli al massimo una trentina di giornate a stagione».

E se prima del Duemila era raro rilevare temperature superiori ai 30 gradi per una ventina di giorni, negli ultimi otto anni questo dato è diventato quasi la norma. «Tranne il 2014, negli ultimi otto anni – sottolinea Salvador – abbiamo avuto più di 50 giorni con temperature oltre i 30 gradi».

Va detto che fino a pochi anni fa, nella nostra regione, era impensabile superare i 30 gradi così spesso ovunque: dalla pianura alla montagna. Che ci sia stata un’accelerazione verso il caldo è fuori dubbio: dal 1960 al 1990 le estati non si sono scaldate in maniera rilevante, viceversa negli ultimi 30 anni è estremamente rilevante».

Salvador lo sottolinea snocciolando altri dati: «Le temperature medie sono passate da 22 a 25 gradi, Udine aveva la temperatura giornaliera annua inferiore ai 13 gradi, mentre negli ultimi 15 anni viaggia a temperature medie annuali di 14 gradi.

L’estate sta guadagnando più delle altri stagioni». E se si considera che le rilevazioni vengono fatte a Udine nei prati di Sant’Osvaldo è abbastanza scontato che, nei centri storici delle città, la percezione risulti più elevata. A tutto ciò va aggiunta la tendenza al caldo-umido che troppo spesso provoca disagio. Basti pensare che nell’estate 2019 in pianura sono state catalogate 42 giornate con un livello di disagio lieve, 6 con disagio medio e 3 con disagio forte. «Anche per questo indice – insiste Salvador – dagli anni Novanta si nota un andamento crescente.

Rischi in agricoltura

In questo momento l’impatto dei cambiamenti climatici non è immediato, ma se si dovesse arrivare fino a sei gradi in più all’anno, ci ritroveremo con un clima simile a quello del meridione d’Italia. Andrea Cicogna, l’agronomo dell’Arpa, non ha dubbi: «Se non saremo in grado di mantenere la situazione attuale, rischiamo di perdere le colture spontanee, tra queste i pioppi e le querce, e di veder crescere l’alloro. Rischiamo di passare dal fitoclima della zona del castagno a quello della zona dell’alloro caldo. Lo stesso che favorisce la crescita di piante tipiche delle zone mediterranee».

E il mais che fine farà? «Se ci sarà un cambio di clima così importante – risponde Cicogna – in Friuli le colture di mais, soprattutto per il grande limite d’acqua, sarà difficile mantenerla».

Questo non sarà l’unico aspetto che Cicogna affronterà domani, alle 18, alla Casa del Sidro in via Percoto, a Pantianicco, alla presenza dell’assessore regionale alle Risorse forestali, Stefano Zannier, nell’ambito del convegno “I cambiamenti climatici e i rischi per l’agricoltura”.

L’esperto dell’Arpa si soffermerà anche sulla diminuzione delle piogge e sull’incremento dell’evapostraspirazione. «Nel decennio 1960-1969 – ricorda – a fronte di piogge medie estive intorno ai 500 millimetri i consumi di acqua erano di 385 millimetri, mentre negli ultimi 10 anni le piogge sono risultate ben più basse (330 millimetri) rispetto all’evapostraspirazione che ha superato i 430 millimetri».

Detto tutto ciò Cicogna chiarisce che «l’aumento dei consumi idrici è legata fortemente all’incremento delle temperature estive: in un andamento di evidente crescita i 24,7 gradi medi registrati durante i mesi di giugno, luglio e agosto di quest’anno sono il secondo valore più elevato registrato a Udine da oltre 100 anni». E per finire ricorda che già ora se d’estate non piove per quattro giorni consecutivi ci troviamo in situazione di stress idrico.


 

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