Sul monte Bianco l’onda gelata che lentamente andrà a finire nel Po

L’esperto Carlo Barbante: il ghiacciaio Courmayeur sparirà. Si muove la politica, il ministro Costa: subito un decreto legge
L'allarme per lo scioglimento del Planpincieux, il ghiacciaio del versante italiano del Monte Bianco è arrivato sul Times of India: il quotidiano indiano, uno dei principali in lingua inglese, scrive oggi dell'appello lanciato dal sindaco di Courmayer, Moreno Vignolini. Il quotidiano ricorda come il fenomeno che si sta verificando in Val d'Aosta non sia altro che un'ulteriore manifestazione dei guai causati dal cambiamento climatico e dall'innalzamento delle temperature in tutto il pianeta. ANSA/UFFICIO STAMPA REGIONE VAL D'AOSTA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
L'allarme per lo scioglimento del Planpincieux, il ghiacciaio del versante italiano del Monte Bianco è arrivato sul Times of India: il quotidiano indiano, uno dei principali in lingua inglese, scrive oggi dell'appello lanciato dal sindaco di Courmayer, Moreno Vignolini. Il quotidiano ricorda come il fenomeno che si sta verificando in Val d'Aosta non sia altro che un'ulteriore manifestazione dei guai causati dal cambiamento climatico e dall'innalzamento delle temperature in tutto il pianeta. ANSA/UFFICIO STAMPA REGIONE VAL D'AOSTA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

COURMAYEUR. «Quando quell’enorme pezzo di ghiaccio franerà definitivamente a valle è molto probabile che seguiranno altri rovinosi crolli finché il ghiaccio scomparirà del tutto». È questo lo scenario che ha descritto Carlo Barbante, glaciologo e climatologo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, rispetto a quanto sta succedendo alla parte del ghiaccio Planpincieux, sulle Grandes Jorasses, lungo il versante italiano del massiccio del Monte Bianco. «Lo sappiamo da tempo che questi 250 mila metri cubi sono destinati a crollare e probabilmente lo faranno dando vita a una frana», spiega l’esperto.

«Ora bisogna capire, in base alla pendenza, in che modo franerà e se esiste il rischio concreto che enormi pezzi di ghiaccio finiscano sulle abitazioni a valle», aggiunge. Una volta che il pezzo di ghiaccio «sorvegliato speciale» franerà a valle, i pericoli non saranno finiti.

«Questo creerà una ulteriore situazione di instabilità», conferma Barbante. «Quando verrà a mancare questo pezzo di ghiaccio che per molto tempo ha fatto da “tappo” e da sostegno a quello sovrastante, potrebbero verificarsi diverse altre frane», aggiunge.. Sul “destino” del ghiaccio franato si ipotizza che «si scioglierà molto lentamente andando a finire nella Dora, poi nel Po e infine nell’Adriatico», dice Barbante. A rallentare il processo franoso e poi di scioglimento potrebbero essere le temperature più basse.

«Ci si aspetta che con l’arrivo della stagione fredda la situazione rallenti o almeno lo speriamo», sottolinea l’esperto. Il Monte Bianco non è però l’unico che rischia di perdere il suo ghiaccio. «Secondo le stime, entro fine secolo tutto il ghiaccio che si trova nelle vette sotto i 3.500 metri di altezza è destinato a scomparire, come ad esempio alla Marmolada sulle Dolomiti», conclude Barbante.

Ieri è intervenuto sul caso anche Greenpeace: «Il Pianeta ha ormai dichiarato l’emergenza climatica, non possiamo più stare a guardare. La situazione sul monte Bianco, con il ghiacciaio Planpincieux che si sta sciogliendo ed è a rischio crollo, certifica ancora una volta la gravità della crisi climatica in corso. E di fronte a fatti di tale entità, non è più possibile limitarsi alle sole parole, ma occorrono azioni urgenti e concrete».

Così Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e clima di Greenpeace Italia, riferendosi a quanto sta accadendo in queste ore in Valle d’Aosta. Per l’organizzazione ambientalista, il governo italiano dovrebbe iniziare da subito a mettere in pratica quattro misure urgenti.

Comunicare il piano di chiusura di ogni centrale a carbone, «considerando che tutto il settore chiuderà finalmente i battenti entro il 2025»; azzerare i sussidi alle fonti fossili al massimo entro 5 anni (2025), «cominciando ad esempio dai fondi elargiti per attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi»; chiarire come e quando verranno fermate le attività estrattive, «specificando che fine faranno le vecchie piattaforme da dismettere.

Al momento c’è una moratoria sui nuovi permessi, ma tra pochi mesi questa pausa finirà, e porzioni di mare e territorio del nostro Paese rischiano di finire di nuovo in mano ai petrolieri»; modificare subito il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec). «Secondo la scienza – afferma Greenpeace – restano 11 anni per mettere in campo azioni concrete contro i cambiamenti climatici, e 10 di questi 11 anni sono contenuti nel Pniec che verrà approvato entro dicembre. Non sono ammessi errori, e insistere con un piano miope come quello attualmente in bozza non è tollerabile».

E la politica che dice? «Tutti finalmente riconosciamo l’emergenza climatica. C’è quindi anche un’emergenza legislativa. Il clima, infatti, diventerà un decreto legge che va impostato con la legge di stabilità, altrimenti rischia di non avere le coperture. È una questione solo di tipo tecnicistica. L’importante è che si chiuda». Parola del ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

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