Anche il Montasio scomparirà, finora è stato protetto dalle frane

«I nostri ghiacciai sono i termometri dei cambiamenti climatici». Federico Cazorzi, docente di Scienze ambientali all’università degli studi di Udine, controlla lo stato di salute del ghiacciaio da sette anni.

La prossima settimana effettuerà il secondo rilievo annuale sul Montasio. Il primo è stato effettuato lo scorso maggio, in quell’occasione gli studiosi hanno misurato quattro metri di neve. Pochi rispetto ad altre annualità quando il manto nevoso era di gran lunga più alto. «In anni passati – fa notare Cazorzi –, nello stesso mese, abbiamo misurato anche 12 metri di neve».

Sul monte Bianco l’onda gelata che lentamente andrà a finire nel Po
L'allarme per lo scioglimento del Planpincieux, il ghiacciaio del versante italiano del Monte Bianco è arrivato sul Times of India: il quotidiano indiano, uno dei principali in lingua inglese, scrive oggi dell'appello lanciato dal sindaco di Courmayer, Moreno Vignolini. Il quotidiano ricorda come il fenomeno che si sta verificando in Val d'Aosta non sia altro che un'ulteriore manifestazione dei guai causati dal cambiamento climatico e dall'innalzamento delle temperature in tutto il pianeta. ANSA/UFFICIO STAMPA REGIONE VAL D'AOSTA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++


Questo per dire che anche se quello del Montasio è uno dei ghiacciai a più bassa quota delle Alpi e la loro formazione è condizionata dalle valanghe e, quindi, dall’accumulo di neve invernale, gli effetti climatici li rendono più vulberabili. «Il ritiro dipende dall’innalzamento della temperatura», prosegue Cazorzi assicurando che negli ultimi nove anni il Montasio ha cambiato radicalmente aspetto.

Osservando le immagini che pubblichiamo qui a fianco, scattate dagli austriaci durante la prima guerra mondiale conferma come il fronte ghiacciato abbia perso una buona parte della sua superficie. «Negli ultimi anni – continua il professore – il ghiacciaio si è salvato perché è stato coperto dalle frane di detriti. Frane che l’hanno protetto dall’aumento delle temperature. Questo fatto però non salva la situazione perché il fenomeno del cambiamento climatico sta accelerando sempre più».

Anche se al momento il team universitario, in collaborazione con i colleghi dell’ateneo di Padova, della Regione, della Protezione civile e dell’Unione meteorologica regionale, non ha in mano alcuna proiezione possibile, Cazorzi, sulla base dei dati raccolti, si dice certo che alla lunga il ghiaccio del Montasio scomparirà. «Il suo destino è certo: si trasformerà in un glacio-nevato.

Se, mediamente, misuriamo sei metri di neve ma la fusione estiva me ne porta via otto, a meno che non cambi il clima, il ghiacciaio è destinato a scomparire. Resterà il nevaio come Conca Prevala o il Montasio orientale». E ancora: «Il ghiaccio del Montasio non ha funzione economica, ma per noi è importante perché ci consente di leggere l’andamento della situazione». Il team dell’ateneo friulano segue anche l’andamento dei ghiacciai in Trentino, quelli che alimentano le riserve idriche necessarie per l’irrigazione dei meleti in val di Non o il sistema idroelettrico delle centraline.

E se il riscaldamento globale porta più fusione e quindi più acqua, una fatto questo positivo per chi la usa, «il problema è – queste le parole del glaciologo – che non stiamo consumando gli interessi, bensì il capitale». Cazorzi ci tiene a ribadire il concetto del manifesto scientifico sottoscritto da diverse università e altrettanti studiosi: «Il cambiamento climatico è causato dalle attività umane».

L’auspicio del glaciologo è che anche il monitoraggio del Montasio possa servire ai politici per adottare misure idonee a ridurre almeno l’accelerazione registrata negli ultimi anni per quanto riguarda l’aumento delle temperature.

Si tratta di salvaguardare un pezzo di storia del Friuli visto che il primo a osservare il ghiacciaio del Montasio fu il geologo, esploratore e scrittore, Ardito Desio. Il padre del K2 salì per la prima volta, a piedi della parete dello Jof, nel 1920. Tra i ghiacciai friulani vanno menzionati anche quello del Canin e il Cergnala, la loro consistenza viene monitorata di anno in anno.

E oggi che, sull’onda di quanto sta succedendo sul Monte Bianco, con il ghiacciaio Planpincieux che si sta sciogliendo ed è a rischio crollo, anche i dati raccolti in Friuli Venezia Giulia vengono analizzati con maggio attenzione. È solo uno dei temi che sarà affrontato nel corso delle diverse manifestazione che si svolgeranno oggi, in tutta Italia, del movimento Friday for future. I giovani hanno preso a cuore il problema e accusano i politici di avergli rubato il futuro. La sezione carnica di Legambiente ha organizzato le visite guidate al piccolo ghiacciaio del Montasio, il più basso dell’intero arco alpino. L’appuntamento è per oggi e domenica ai piedi del Montasio.

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