La Regione tratta con Roma: «Servono test rapidi per gestire le scuole»
Critico l’assessore alla Salute Riccardo Riccardi sul doppio tampone negativo. Il sistema sanitario regionale è pronto ad affrontare una seconda ondata

Bonaventura Monfalcone-15.09.2020 Tamponi per i ragazzi del Liceo scientifico-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
UDINE. Le leggi si rispettano ovviamente, ma sulla pratica del doppio tampone negativo per il rientro a scuola l’assessore alla Salute del Fvg Riccardo Riccardi e il Governo non la pensano allo stesso modo. Probabilmente perché il primo sa perfettamente che cosa significhi per il sistema - in termini di incremento del carico di lavoro, con un surplus probabilmente eccessivo di sicurezza - questo genere di procedura.
Test rapidi
Discorso diverso per i test rapidi. «Abbiamo chiesto di poterli utilizzare - spiega Riccardi - ed è intuibile che, se efficaci, consentirebbero di gestire al meglio il problema Covid-19 nelle scuole». I test rapidi, ad esempio quelli salivari, oltre a non essere invasivi, hanno la capacità di fornire una risposta pressoché immediata di positività al coronavirus, «e questo - rimarca l’assessore - ci consentirebbe di garantire una risposta organizzativa efficace». Quello della diagnosi di contagio da coronavirus legata alle attività scolastiche è stato uno dei temi che l’assessore ha affrontato ieri nel corso delle presentazioni alla stampa dei Piani aziendali di risposta all’emergenza infettiva che l’AsuFc, Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, l’AsuGi, l’Azienda competente sul territorio giuliano-isontino, e l’AsFo, l’Azienda sanitaria del Friuli occidentale, hanno messo a punto in vista di una possibile - anche se non auspicabile - ripresa dell’epidemia da Covid-19.
A Pordenone
«Abbiamo rivisto le strategie alla luce di quello che è successo nella fase 1. Scelte che erano state fatte in poco tempo e anche con poca conoscenza» ha esordito Michele Chittaro, direttore sanitario dell’AsFo (Azienda sanitaria del Friuli Occidentale), che ha presentato il proprio Piano che prevede che solo l’ospedale di Pordenone sarà struttura Covid. Obiettivo della pianificazione «evitare il blocco delle attività con i conseguenti aumenti delle liste di attesa o la riduzione delle cure ai pazienti a causa del timore del contagio». Per le strutture ospedaliere, il piano prevede un sistema di pre-triage esterno e percorsi separati all’interno. Saranno ridotte, rispetto alla prima fase, le aree di osservazione dal momento che i tempi di risposta dei tamponi sono più rapidi. In tutti i reparti saranno creati locali di isolamento nel caso si esauriscano quelli del pronto soccorso. Dovessero andare in saturazione i reparti di malattie infettive di Udine e Trieste, saranno attivate degenze dedicate anche a Pordenone. «La prima area che sarà utilizzata - ha detto il direttore sanitario - è quella della pneumologia che riconvertita potrà ospitare oltre a 24 letti di degenza anche 10 posti di terapia semintensiva respiratoria».
Medici di medicina generale
Tutte le Aziende hanno definito, nei rispettivi Piani, le modalità di interfaccio con il territorio, nello specifico con i medici di medicina generale, e soprattutto le Usca, le nuove unità recentemente istituite, e che fisicamente si trovano all’interno dei Distretti, che garantiscono l’assistenza domiciliare ma che anche si fanno carico dei casi di contagio da Sars-Cov-2 in soggetti che non necessitano di ricovero ospedaliero ma che richiedono assistenza.
A Udine
Una delle parole d’ordine del Piano dell'AsuFc, l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, è «flessibilità», ha indicato il direttore generale Massimo Braganti, che fa il paio con «rapidità» per garantire risposte efficaci che - anche qui - non impattino sulle attività che dovranno continuare ad essere garantite. Il Piano è stato strutturato su più livelli di allerta ed «è applicabile e attuabile in ogni contesto emergenziale di natura infettiva», ha aggiunto Braganti. Come dire che sia pure elaborato per l’emergenza Covid-19, il piano potrebbe venire riproposto anche in situazioni epidemiche causate da virus diversi da questo. Ovviamente Udine manterrà il ruolo di ospedale Hub rispetto al territorio di competenza (che è il più esteso della regione sia in termini territoriali che di popolazione di riferimento), ma diversamente a quella che è stata la prima fase della pandemia, non sarà l’unica “terapia intensiva Covid” della regione.
Obiettivi
L’obiettivo di fondo dei Piani presentati ieri «è quello di utilizzare tutti gli strumenti previsionali per affrontare l’epidemia, qualora dovessimo trovarci di fronte a una ripresa dei contagi, massimizzando il contenimento, favorendo il ritardo della diffusione, mitigando gli esiti negativi della malattia e controllando la pressione sul sistema sanitario attraverso l’organizzazione» ha concluso il dg Braganti.—
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