Kersevan assediata: Rifondazione è solidale

UDINE. Nella giornata del ricordo, la studiosa Alessandra Kersevan avrebbe dovuto tenere una conferenza sulle foibe all’università di Verona, invece, a seguito delle proteste dei gruppi di estrema destra, il vertice dell’ateneo avrebbe tentato di farla desistere staccando la corrente elettrica nell’aula. Ma questo è ancora niente perché, pochi minuti dopo, la studiosa con un centinaio di studenti si è trovata assediata nell’aula invasa di spray urticante. «Un’azione in perfetto stile squadrista» affermano gli iscritti al circolo di Rifondazione comunista di Udine esprimendo solidarietà alla scrittrice friulana.
Secondo Rifondazione, infatti, «la ricercatrice è stata protagonista di una scomoda campagna tesa a ristabilire la scientificità dei fatti storici sul tema delle foibe e dell’esodo, con il suo rigore metodologico ha smontato le tesi costruite attorno agli eventi che hanno coinvolto il confine orientale dall’epoca fascista al periodo postbellico».
Ma vediamo come si sono svolti i fatti. «Il collettivo “Studiare con lentezza” con una sede all’interno dell’università mi aveva invitata a tenere una conferenza, autorizzata dal rettore, dal titolo “Foibe tra mito e realtà”» racconta Kersevan nel dirsi «indignata non spaventata perché mai avrei creduto di vivere in un’Italia di questo tipo». Tutto è filato liscio fino al giorno della conferenza quando il collettivo ha appreso dai media che l’università aveva ritirato l’autorizzazione.
«Quando sono arrivata davanti all’università una ventina di persone stava presidiando l’entrata principale tant’è che sono entrata da una porta laterale. All’interno dell’ateneo però - racconta la scrittrice - tutte le aule erano chiuse e così iniziai la conferenza in un corridoi salvo poi spostarci in un’aula, liberata nel frattempo, dove siamo rimasti senza luce». Tra mille difficoltà la scrittrice aveva iniziato comunque la sua conferenza, ma all’improvviso «abbiamo sentito correre e gridare lungo i corridoi, i ragazzi hanno capito che i giovani di estrema destra stavano assaltando l’aula e hanno sprangato la porta. Ma gli altri hanno cominciato a battere sulla porta con insistenza poi un odore acre ha invaso la stanza e tutti abbiamo iniziato a tossire. Solo dopo abbiamo capito che avevano lanciato fumogeni».
Una scena di terrore proseguita per circa mezz’ora fino all’intervento della polizia che, in tenuta anti sommossa, ha ripristinato l’ordine. «Non mi era mai capitato di trovarmi in una situazione del genere» insiste la studiosa ricordando di essere stata minacciata, ma mai assediata in un’aula. Ecco perché Rifondazione comunista, accomunando questo caso alle minacce ricevute anche dal giornalista Sandro Ruotolo in campagna elettorale, avverte: «A episodio di tale gravità è necessario dare una ferma risposta non solo da parte delle istituzioni della Repubblica nata dalla Resistenza, ma anche e soprattutto da parte di tutte le organizzazioni democratiche».
Va detto, però, che le manifestazioni di solidarietà non sono mancate: «Ne ho ricevute tante - ammette la studiosa - spero che possa servire a far riflettere». Proprio perché indignata, la ricercatrice non ha alcuna intenzione di smettere di cerca la verità: «Mi sono laureata in Storia perché ho sempre creduto nell’importanza della comprensione del passato, andrò avanti con quello che sto facendo anche se le condizioni sono difficilissime».
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