Un anno di progetti in Fondazione Friuli: «Milioni a sostegno di giovani e bisognosi»

Il presidente Bruno Malattia traccia il suo primo bilancio: «Con l’Università si punta al potenziamento dei laboratori»

Marco Ballico

Un bilancio a un anno dal suo insediamento alla presidenza della Fondazione Friuli. Bruno Malattia, avvocato con lunga esperienza professionale, già presidente della Camera penale regionale e per molti anni della Camera penale di Pordenone, vicepresidente della Crup dal 1981 al 2003, racconta l’avvio del suo mandato, in un contesto, spiega, in cui «vi è un costante incremento dei bisogni e del disagio sociale».

Presidente, gestite un patrimonio di oltre 500 milioni e sostenete centinaia di progetti ogni anno. Qual è il ruolo che una fondazione di origine bancaria deve avere oggi nel territorio?

«Dobbiamo mantener fede ai compiti statutari misurandoli con le disponibilità e le esigenze dei concittadini, come sempre la Fondazione ha saputo fare anche nel passato».

Educazione, cultura e salute sono i tre settori rilevanti previsti dallo Statuto. Dove vede più urgenza?

«Non dobbiamo farci condizionare da un clima o da esigenze da Pronto soccorso, ma calibrare gli interventi con equilibrio, tenendo conto delle politiche messe in campo dagli attori pubblici».

In questi mesi avete percepito nuove necessità?

«Anche in Friuli il ristagno del Pil e della produttività, complice l’inflazione di nuovo in crescita, aumentano le difficoltà di persone e famiglie. Per i casi che destano maggior allarme, anche con il significativo apporto di Intesa San Paolo, abbiamo affidato a un accordo con le Caritas diocesane di Pordenone e Udine il compito di assistere chi si trova in stato di particolare bisogno. Grazie agli 800 mila euro ricevuti dalla Fondazione negli ultimi tre anni, le due Caritas hanno sostenuto centinaia di nuclei familiari».

La Fondazione rivendica un ruolo sussidiario e non sostitutivo rispetto al pubblico. Quanto è difficile mantenere questo equilibrio?

«Mai come ora vi è stata tanta disponibilità di danaro pubblico e questo pone qualche problema sul come deve essere speso. La Fondazione interagisce e collabora con le amministrazioni pubbliche ed è convinta che quanto meglio si potrà, assieme e nei diversi ruoli, convergere nel sostenere uno sviluppo ordinato e responsabile delle molte e, a volte sovrapponibili, iniziative che animano il nostro territorio, meglio si raggiungeranno comuni obiettivi».

Sul fronte dell’Università quali i progetti o le sfide su cui investirete di più?

«Con l’Università la Fondazione mantiene da sempre un rapporto speciale e alle sue attività destina circa un ottavo del totale delle erogazioni annuali. Con il rettore uscente Pinton e quello in carica Montanari, ci si sta sempre più orientando nel potenziamento di laboratori e progetti per rendere più frequente e fruttuosa la collaborazione tra l’Accademia e le realtà industriali, in particolare dell’agroalimentare. In questo e nel prossimo esercizio l’attenzione sarà rivolta al potenziamento delle strutture a servizio del polo di Pordenone».

E sulla scuola?

«Continuiamo ad accrescere gli interventi, con una considerazione mirata per i dopo scuola».

La Fondazione Friuli è spesso percepita come un centro di forte influenza. Lei sente un peso “politico” nel ruolo che ricopre?

«La Fondazione si pone al servizio del Friuli, dei bisogni, delle capacità e dei valori delle comunità. Prima di orientarsi nei suoi interventi, cerca di coglierne le esigenze, con l’obiettivo di sostenere iniziative che favoriscano un processo di sviluppo, coesione e inclusione sociale, offrendo soprattutto ai giovani concrete possibilità di mettersi responsabilmente in gioco. Dalla sua costituzione a oggi la Fondazione ha erogato contributi per oltre 217 milioni. Per comprenderne l’incidenza, basti pensare che nel 2025, a fronte di interventi per 6,5 milioni, si è consentita la realizzazione di progetti del valore di oltre 40 milioni. Preferendo attribuire al termine “politico” il significato di un’attività diretta a ricercare il bene comune, non nascondo che al peso di questo ruolo si aggiunge un dovere di agire senza pregiudizi e con imparzialità».

Che significato ha la nuova sede di palazzo Antonini-Stringher?

«È uno straordinario punto di riferimento, non solo per Udine, con la possibilità, tra l’altro, di ammirare la raccolta di opere d’arte antiche e moderne della Fondazione. Di più, al piano terra, affidato al Centro Friulano Arti Plastiche, si svolgono frequentate mostre delle opere degli artisti friulani contemporanei».

Le dispiace aver lasciato la politica?

«Ho sempre ritenuto che l’impegno politico e nelle istituzioni dovesse essere un servizio civile a tempo e a questo principio ho cercato di ispirare nel 2003 anche il movimento dei Cittadini, una vera lista civica senza compromissioni con gli apparati dei partiti tradizionali».

Quali le priorità del resto del mandato?

«Perfezionare la capacità di ascolto e di esame delle attività che si svolgono nel territorio per perfezionare la tipologia e la qualità degli interventi della Fondazione».

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