Interventi in montagna, medici e infermieri si esercitano con il soccorso alpino
In Valpiccola l’esercitazione congiunta tra operatori sanitari e tecnici Cnsas. I partecipanti hanno lavorato per simulare e risolvere insieme due casi di pazienti traumatizzati in ambiente impervio mettendo insieme le rispettive competenze

Immaginate un medico o un infermiere bloccato su un pendio ripido nel mezzo di un intervento di soccorso in montagna con un paziente in attesa di essere assistito.
È da questo tipo di situazione che due anni fa, da un’idea di Andrea Roncarati, direttore della struttura semplice dell’emergenza territoriale dell’azienda sanitaria, è nato il corso di autoprotezione e soccorso in ambiente ostile impervio montano promosso dall’emergenza sanitaria territoriale dell’Asfo in collaborazione con la stazione di Maniago del corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico. «Il Cnsas è il braccio tecnico della sanità regionale in ambiente impervio» spiega Roncarati.
I rischi

Azzerare, o quantomeno ridurre, le difficoltà rappresentate dal contesto in cui ci si trova a operare, è l’obiettivo dell’attività, diventata parte della formazione obbligatoria degli operatori sanitari, per garantire un intervento rapido sul paziente da soccorrere.
«Il corso prepara ad affrontare un soccorso in un ambiente che non è quello a cui siamo addestrati come l’intervento in un contesto urbano. Dall’uso degli scarponi per un appoggio sicuro, al peso dell’attrezzatura da portare con sé. Lo scopo però è anche imparare a lavorare insieme al soccorso alpino, il nostro braccio tecnico. Mentre noi siamo uno strumento nelle loro mani che ci aiuta ad arrivare in sicurezza e intervenire prima possibile sul paziente. L’elicottero non arriva sempre e ovunque». Il corso è rivolto agli operatori sanitari, tra medici, infermieri, oss e autisti dell’emergenza territoriale e al personale del Cnsas e prevede esercitazioni pratiche. «Rispetto all’intervento in un contesto urbano qui cambiano le tempestiche e le modalità», sottolinea Roncarati.
Lo scenario
È tra i boschi della Valpiccola a Maniago che le due squadre hanno lavorato per simulare e risolvere insieme due casi di pazienti traumatizzati in ambiente impervio mettendo insieme le rispettive competenze.
I due scenari su cui si sono cimentati gli operatori sono due delle casistiche più frequenti sulle montagne. Nello specifico è stato simulato il soccorso di un escursionista trentenne caduto in un canalone senza acqua e di un cercatore di funghi ultraottantenne che, dopo essersi smarrito perdendo il sentiero, aveva passato la notte all’addiaccio. Due situazioni tipiche di pericolo e necessità.
Dalla movimentazione in cordata all’utilizzo pratico dei dispositivi fino allo spostamento del paziente con presidi delicati, i partecipanti hanno “testato” cosa significa muoversi su un terreno ripido, facendo i conti con strategia e tempistica di soccorso, più dilatata in montagna, e con il trasporto dell’attrezzatura.
«Se il soccorso alpino si occupa della parte tecnica, è dell’operatore sanitario il compito di vigilare sul paziente. L’inclinazione e la posizione nel primo soccorso possono influire sulla circolazione del sangue e sulla pressione» spiega Roncarati.
La situazione tipo
Alla chiamata di emergenza inviata tramite il Numero unico 112, dalla centrale operativa Sores di Palmanova viene localizzata la zona impervia e contattato il tecnico del soccorso alpino che attiva la squadra indicando il luogo dell’intervento. Per quanto riguarda la squadra sanitaria, l’equipaggio dell’ambulanza è formato da infermiere, oss e autista, mentre quello dell’automedica da autista e medico. Una volta raggiunto il paziente, la prima valutazione avviene secondo il protocollo previsto, ovvero identificazione e blocco delle emorragie dirette, controllo delle vie aeree, respirazione, circolazione, stato neurologico e svestizione per individuare altre lesioni. La gestione del paziente prevede rivalutazioni continue che possono evolvere nel corso dell’intervento.
Sicurezza e fiducia
«Abbiamo visto la fusione delle due realtà, in cui la parte tecnica ha condotto in sicurezza la parte sanitaria dell’emergenza sanitaria» ha spiegato Gianluca Pitton, infermiere, tecnico del soccorso alpino di Maniago e istruttore Snamed, al termine dell’attività, che si è conclusa per tutti con un debriefing sui risultati delle esercitazioni. Sicurezza e fiducia è quanto hanno acquisito dal corso i partecipanti di entrambe le equipe di lavoro, che nel corso della giornata hanno avuto modo di sperimentare il confronto e la sinergia in un teatro operativo complesso e diverso dall’ordinario.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








