Inchiesta sulla morìa di api, indagato anche Ferruccio Saro

UDINE. Quando gli inquirenti tracciarono otto cerchi immaginari attorno agli undici apiari per i quali, nell’aprile del 2018, era stato denunciato un rapido e massiccio spospolamento, a finire sotto indagine furono anche tre appezzamenti che il senatore Ferruccio Saro possiede tra Martignacco e Fagagna.
Il personale del Corpo forestale regionale, impegnato dallo scorso 5 marzo nella notifica delle centinaia di decreti di sequestro preventivo emessi dall’Ufficio gip del tribunale di Udine, su richiesta del pm Viviana Del Tedesco, nell’ambito dell’inchiesta bis sulla morìa di api nelle campagne friulane, è arrivato anche da lui.
Identica l’ipotesi di reato contestata: in qualità di beneficiario di contributi Pac - e, quindi, di proprietario dei fondi -, Saro è chiamato a rispondere di inquinamento ambientale. Dell’accusa, cioè, di avere «abusivamente cagionato una grave compromissione dell’ecosistema, utilizzando il Mesurol 500 Fs (composto dal principio attivo Methiocarb), in modo non conforme alle prescrizioni di sicurezza indicate dal produttore (la Bayer, ndr) in etichetta».
Da qui, i sigilli anche ai suoi campi, pur se nella sola forma dell’inibizione per il 2019 alla coltivazione di mais conciato con qualsiasi principio attivo tossico per le api. Un cartellino giallo, insomma, che consentirà a Saro e al resto degli indagati di mantenere la disponibilità dei terreni per ogni altro impiego.
Attività di cui, comunque, il coordinatore regionale di Progetto Fvg non si occupa direttamente. «Gli appezzamenti finiti dentro il raggio di 1,5 chilometri calcolato con il compasso dalla Procura sono tre – conferma –. Io mi sono limitato ad ararli e preparare il letto di semina, mentre per quest’ultima, l’erogazione del fitofarmaco e la raccolta ho delegato un terzista. Procedendo comunque con la semina in un periodo successivo alla denuncia presentata dai due apicoltori».
Fin qui i fatti. Il resto, attiene all’ambito di considerazioni largamente diffuse tra gli agricoltori dopo la discovery della Procura.
«La vicenda va approfondita sia sul piano giuridico, sia su quello scientifico, perchè ritengo che in questa indagine vi siano molti punti di debolezza. La morìa di api – afferma Saro, ricordando i tanti studi dedicati al fenomeno – dipende da un’ampia e diversificata serie di concause e non certo soltanto da un prodotto, che è peraltro regolarmente presente sul mercato, con tanto di autorizzazione dei ministeri della Salute e dell’Agricoltura.
Dalle analisi dell’Istituto zooprofilattico delle Tre Venezie, inoltre, non risulta che il Mesurol sia causa della morte delle api. Se così non fosse – continua –, mi chiedo perchè non sia stato ancora bandito. Invece, si tratta di fitofarmaci di libera vendita, acquistabili da chiunque e in qualsiasi negozio agrario, e utilizzabili anche contro i parassiti dei fiori e di altre coltivazioni».
Parole, quelle di Saro, adoperate a difesa dell’intera categoria. «Invece di colpire i poveri agricoltori, i primi a volere tutelare il territorio – dice –, sarebbe stato più utile istituire un tavolo di confronto preventivo, per approfondire la questione tra le parti in causa: inquirenti, esperti e rappresentanti degli agricoltori.
Una collaborazione costruttiva – incalza –, tale da evitare apprensione ai pochi che si occupano ancora di questo settore e che non sono certo mascalzoni e neppure delinquenti. In questo modo, invece, il rischio è che nessuno coltivi più per paura di incorrere in qualche sanzione». Il pensiero corre alle altre inchieste che hanno investito il settore agroalimentare.
«Questa situazione – afferma – sta creando grande disagio tra gli operatori, gente per lo più anziana che dalle coltivazioni trae margini ridottissimi di guadagno, anche perchè segue altri procedimenti non meno penalizzanti, come quelli sulle aflatossine nel latte e sul sauvignon “dopato”».
Il suo difensore, avvocato Cesare Tapparo, depositerà oggi stesso istanza di dissequestro al Riesame, con motivi riservati e una prima stesura di pareri tecnici. Altrettanto aveva fatto nei giorni scorsi, per un totale - al momento - di una settantina di casi, sostenendo per tutti l’assenza di elementi in grado di sostenere la sussistenza del reato.
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