Il rettore: "Il voto alle superiori? Inaffidabile"

UDINE. Quello delle scuole superiori è un voto «inaffidabile» secondo il rettore dell’Ateneo friulano Alberto Felice De Toni. Al punto tale che l’università limita al massimo le borse di studio collegate a quel numero. Così fa anche la Regione che per l’accesso al primo anno subordina i contributi «soltanto al reddito», assicura l’assessore competente Loredana Panariti.
I “bonus voto” però sono più d’uno. C’è per esempio il programma ministeriale di valorizzazione delle eccellenze “Io merito” che stacca un assegno da 500 euro per ciascuno degli studenti che ha conseguito una valutazione da 100 e lode all’esame di Stato conclusivo del corso di istruzione secondaria superiore. Medesima cifra per gli allievi vincitori delle competizioni, nazionali e internazionali, riconosciute nel programma annuale di promozione delle eccellenze.
L’università di Udine, come spiegato da De Toni, applica una riduzione sul totale delle tasse di 300 euro per i ragazzi usciti dalle superiori con almeno 100 centesimi. Inoltre, nelle università private e soprattutto all’estero il voto di maturità è determinante per l’accesso.
A Udine invece i ragazzi sono testati con una prova di orientamento di ingresso. «Abbiamo visto che chi si diploma con voti superiori all’80, si laurea nei tempi previsti – spiega De Toni –. Ma abbiamo deciso comunque di procedere con un orientamento indipendente. Stabiliamo il profilo delle conoscenze possedute e capiamo su base statistica che difficoltà avranno i ragazzi.
Lo facciamo con l’aiuto del centro Cisia che ci fornisce questi test che usiamo per i nostri rilevi e sono di gran lunga più affidabili del voto della maturità. Infatti, su questa base organizziamo corsi di “riazzeramento” per i ragazzi che hanno bisogno di integrare le proprie conoscenze».
L’Ateneo ha infatti notato un disallineamento non soltanto complessivo sulle votazioni, ma anche relativo sui diversi metri di giudizio utilizzati nei corsi di studio. «C’è troppa differenza fra istituti tecnici, licei classici e scientifici – sono ancora le parole di De Toni -, allora abbiamo deciso da sempre di non usare quei voti, diversamente da altri Paesi. Abbiamo verificato che non è quello un indicatore efficace della preparazione».
D’accordo anche l’assessore Panariti. «Il rigore nel giudizio è sì un elemento importante, ma non deve essere l’unico – premette –. Per esempio la nostra Regione ha scelto di destinare le borse di studio al primo anno dell’università solo a requisiti legati al reddito.
Quelli legati al merito riguardano poi il fatto di raggiungere un certo numero di crediti negli anni successivi. Ci sono delle risorse destinate al merito per le lauree magistrali, ma in quel caso il voto preso in considerazione è quello guadagnato al termine della laurea breve».
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