Il “prefetto” che mette d’accordo tutti

PORDENONE. Ha gestito la prefettura, quale facente funzioni, per quasi un anno, dal primo luglio 2014 a oggi. Domani si insedierà il nuovo prefetto, Maria Rosaria Laganà, e lei, pordenonese doc, tornerà al ruolo di vicario effettivo, il numero 2 della rappresentanza di governo nel territorio.
Alessandra Vinciguerra, classe 1963, nata ad Aviano da madre pordenonese e padre romano, infanzia e gioventù nella Capitale, dal 1990 in città, ha gestito due emergenze, quella dell’immigrazione e quella del terrorismo internazionale. Impeccabilmente.
«Il coordinamento con sindaci, forze sociali e dell’ordine ha funzionato alla perfezione», concordano i vari attori. Tanto che, agli stati generali dell’economia, il presidente della Camera di commercio Giovanni Pavan l’ha ringraziata: «Si è assunta responsabilità». E, di questi tempi, non è poco.
La festa della Repubblica ha segnato una svolta. Ereditava, il 2 giugno, una cerimonia che l’anno precedente aveva lasciato molti strascichi polemici. Ha rispettato il cerimoniale, ma sul palco ha mandato anche due giovani rappresentanti della consulta studentesca che, in un paio di minuti, sono andati al sodo delle aspettative delle nuove generazioni: lavoro, diritti, doveri.
«L’Italia ha bisogno dei giovani, di quelli che ci credono, che vogliono cambiarla in meglio», aveva detto la viceprefetto. «Quasi quasi non rivendichiamo un nuovo prefetto», avevano sussurrato alcuni. Salvo trovare anche lei, in prima fila, tra coloro che hanno combattuto per ottenere un titolare effettivo in piazza del Popolo.
Allo scientifico brillava in matematica e in italiano: «Senza essere secchiona, me la cavavo». Laurea in giurisprudenza, docente alla scuola superiore dell’amministrazione, è a Pordenone dal 1991, vicecapo di gabinetto. Poi capo.
Nel 2008, viceprefetto, una parentesi a Udine, quindi di nuovo a Pordenone, vicario. Commissario della Cri, ha coperto la più lunga vacanza in prefettura, dopo essere stata braccio destro di sei prefetti: Sciavicco, Di Paquale, Labia, Capocelli, Landolfi e Galante. Da domani? «Affiancherò il prefetto, torno al mio posto».
Non ama parlare di se stessa, tantomeno mettersi in mostra. Dicono che apprezzi mare, caldo e libri, che soffra quando le potenzialità del Pordenonese vengono sottovalutate («è una provincia carica di opportunità, in grado di costruire un futuro più sereno, giusto e solidale»), che ai fornelli ci stia per necessità tanto da essere stata soprannominata, in famiglia, «regina del surgelato».
Ha incontrato consoli e ambasciatori (è comandante onorario della Base di Aviano, ma ha rinunciato al volo con l’F-16), ha organizzato, col cerimoniale del Quirinale, le visite di Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano.
Ha coordinato tavoli su tavoli, dove le parole hanno avuto poco spazio e l’operatività molto, dando vigore operativo a un’istituzione che pareva appannata. Tanto gestire senza pecche, «grazie alla collaborazione di territorio, sindaci, cooperativa convenzionata, forze dell’ordine, azienda sanitaria», l’emergenza profughi.
Il segreto del successo? «Credere in quello che si fa. Darsi degli obiettivi e raggiungerli con tanto impegno. Grazie a tutti».
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