Il popolo del web si mobilita: «Vogliamo la verità sulla fossa»

Parte una petizione diretta al Ministero dell’interno sul mistero di Rosazzo: chi tace diventa complice. La Lega nazionale a breve effettuerà un sopralluogo con gli speleologi

MANZANO. «Vogliamo la verità sulle fosse comuni in Friuli tenute segrete per 70 anni». A mobilitarsi sulla presunta foiba di Rosazzo è anche il popolo del web che ha lanciato una petizione sul portale Change.org diretta al Ministero dell’Interno. Quasi 300 le sottoscrizioni raggiunte in poche ore.

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Nel frattempo il presidente della Lega Nazionale, Luca Urizio, sta preparando per il prossimo fine settimana il sopralluogo con gli speleologi nel punto in cui dovrebbero essere sepolti i cadaveri. La sensazione è che si stia arrivando a un punto di svolta, sulla base non solo del documento della Farnesina ma anche della quindicina di testimonianze rese in questi giorni ai carabinieri della Compagnia di Palmanova.

Anche i social network in questi giorni sono stati invasi da commenti e condivisioni della vicenda. C’è chi ha pensato quindi di “alzare la voce” e cercare la verità lanciando un appello al Ministero dell’interno.

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«Chiediamo che qualche rappresentante delle istituzioni – si legge nella petizione – si adoperi immediatamente per disotterare insieme a quei corpi una verità che per troppo tempo è stata occultata con l’inganno, la mistificazione e la violenza».

«Per questa vicenda ci sarebbero giudici e investigatori – c’è scritto ancora nella petizione – sguinzagliati per dare un nome e cognome alle vittime e soprattutto ai carnefici. Ci sarebbero interrogazioni parlamentari e denunce alle Nazioni Unite, gli intellettuali si straccerebbero le vesti e si creerebbero tribunali penali internazionali per genocidio. Ora chi tace è nuovamente complice».

Anche la Lega nazionale insiste: «Accanto a Porzus e ai partigiani “bianchi” massacrati nel febbraio 1945 dai comunisti italiani e jugoslavi è lunga la lista di innocenti colpevoli solo di essere italiani e degli antifascisti e partigiani assassinati, traditi, infoibati.

Un triste “album di famiglia” che gronda di sangue e che non solo i documenti ma anche le testimonianze che continuano ad arrivare confermano».

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Quindi la risposta all’Anpi «Ci risparmino – ribatte Urizio – la battuta con la quale dichiarano che nei loro archivi non c’è nulla di nascosto non rendendosi conto che così facendo sono proprio loro che infangano la resistenza costruendo false verità, arroccandosi in difesa di delinquenti e traditori definiti ora zone d’ombra ma spesso perfino onorati, invece di ricordare i veri eroi».

Urizio è convinto che «finalmente la verità storica sta riemergendo in superfice perchè – conclude – non si può più sentire nel 2016 che la storia viene scritta dai vincitori. Dopo 70 anni di oblio la giustizia ritorna ad emergere per dare finalmente un sorriso ai tanti martiri e ai parenti delle vittime delle stragi di innocenti di quel terribile periodo. La mission è arrivare a redigere un fascicolo con i principali documenti inediti raccolti nei nostri scavi archivistici che divenga la guida per rivedere i libri scolastici ed inserire in essi le pagina di verità mancanti».

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