Il caso della fossa comune: a Rosazzo sono due i luoghi degli eccidi

Oltre alla Cjasate, a Oleis si nasconderebbe un altro rudere dove molti trovarono la morte. Sono circa una quindicina le testimonianze che i militari dell’Arma stanno valutando

MANZANO. Si restringe il cerchio sulla fossa comune di Rosazzo.

I carabinieri della Compagnia di Palmanova starebbero stringendo l’area intorno a tre punti. Lì si troverebbe il luogo di sepoltura in cui si troverebbero «da 200 a 800 cadaveri facilmente individuabili perchè interrato a poca profondità».

La zona sarebbe, in base alla quindicina di testimonianze rese ai militari dell’Arma, alle spalle di Rocca Bernarda, in località Poggiobello, tra la boscaglia e la collina che sovrastaNO gli abitati di Manzano e Premariacco.

Ma non solo. Per capire il luogo di sepoltura bisogna andare a ritroso. Capire dove le persone venivano uccise. La Cjasate di Ipplis, sempre in base alle dichiarazioni dei residenti, è il luogo in cui avvenivano gli eccidi. Ma ci sarebbe anche un altro vecchio rudere che si sta cercando in questi giorni, raggiungibile sulle “alture” di Oleis, raggiungibile attraverso un sentiero.

«Qui il boia uccideva e strappava la dentatura delle sue vittime». Questi i particolari cruenti raccontati da Luca Urizio, presidente della Lega Nazionale, colui che, con le sue ricerche, ha reso visibile a tutti i documenti della Farnesina che attesterebbero la presenza della foiba. Ma a dirlo non è lui, sono le stesse testimonianze che crescono di giorno in giorno.

Perchè la gente ha voglia di parlare. Il «muro di omertà», come lo ha definito lo stesso Uizio nei giorni scorsi «pare caduto», superato dopo che l’indagine aperta inizialmente nel ’95 era rimasta lettera morta e chiusa con un lucchetto nei fascicoli degli inquirenti.

Oggi quella fossa è tornata a far parlare di sè.

«Vogliamo – ribadisce Urizio – arrivare a far entrare nei libri di testo quanto riportato dai documenti senza opinioni ed omissioni. In riferimento alla foiba o fossa comune affermo, a seguito di tante testimonianze, che parlano di barbare esecuzioni di uomini e donne innocenti non di fascisti o vittime di cruenti battaglie, che tutta la zona del bosco Romagno è una grande fossa comune.

Una tragica pagina di storia nascosta dietro la menzogna e l’omertà e tutti coloro che negano l’evidenza pur sapendo sono complici di questa tragedia». «Il pianto e la sofferenza di tanti poveri anziani che finalmente possono liberarsi di quel peso – aggiunge Urizio – e cominciare a sfogarsi testimoniando e dimenticando paure e frustrazioni mi spinge ad andare avanti.

Non si può nemmeno immaginare cosa significhi il grazie di quelle persone che ti fissano negli occhi e cominciano a liberarsi di quel nodo alla gola che stringe sempre di più. Fare del bene è una cosa bellissima. Su queste faccende si deve operare con il sentimento senza ideologia e strumentalizzazione alcuna».

Oggi verrà anche sentito un «super testimone» del 1933 che potrebbe dare una svolta alle indagini. All’epoca dei fatti aveva 12 anni e quindi avere chiari ricordi di ciò che accadde in quella boscaglia dove i militari stanno concentrando le indagini. Gli stessi militai dell’Arma non hanno mai smesso, nemmeno con la pioggia, di cercare la verità e sabato hanno effettuato un secondo sopralluogo.

«Io - precisa Urizio – non ho mai accusato i partigiani degli eccidi. Ho sempre parlato di delinquenti che si nascondevano sotto le mentite spoglie degli eroi della Resistenza. E altrettanto non furono i fascisti le vittime, ma persone innocenti.

E ai loro parenti va data una risposta. Questa era gente che veniva “rastrellata” nella zona, caricata in camion e poi scompariva nel nulla. Che fine hanno fatto? Noi vogliamo cercare la verità».

Per questo è scesa in campo anche la Regione. Il presidente della Lega Nazionale si è incontrato in questi giorni con l’assessore regionale Gianni Torrenti.

«Sto cercando di incrociare tutti i dati, le testimonianze e gli incartamenti – conclude Urizio – e poi porterò una relazione all’assessore. La Regione, dal canto suo, dovrebbe darci una mano mettendo a disposizione uno storico. Uno storico non per la Lega nazionale, ma a disposizione di tutti».

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