Il Patriarcato di Venezia adesso coltiva a vigneto i terreni dell’eredità Chiap

sacile
Vigneti di pinot e chardonnay a perdita d’occhio nelle campagne frutto dell’eredità Chiap a Sacile e sino a Caneva: quella milionaria che il Patriarcato di Venezia ha trasformato nell’azienda “Amc”.
L’acronimo di “Anna Maria Chiap” è una società agricola che può rilanciare anche il business del prosecco e ribolla con il lascito che nel 2013 era stato calcolato in 40 milioni di euro. Di 55 ettari del patrimonio accumulato da generazioni, circa una quarantina hanno i filari delle vigne in via San Michele e poi a Caneva.
L’azienda agricola del Patriarcato offre lavoro, da un paio di anni, anche a lavoratori svantaggiati e giovani di cooperative attive per l’inclusione sociale. «L’obiettivo è valorizzare i beni ricevuti con l’azienda agricola “Amc” e borse di studio» ha sempre sostenuto il Patriarcato veneziano, che ha concretizzato in opere la super eredità ricevuta nel 2013.
Scomparsa nel 2013 a 92 anni, Anna Maria Chiap lasciò infatti al Patriarcato degli appezzamenti estesi tra Sacile e Caneva, poi altri campi a Valeggio e case in Friuli e nel Veneto. Il dispositivo testamentario ha vincolato la diocesi veneziana a non vendere i terreni e offrire lavoro ai giovani nel settore agricolo.
I vigneti promettono buoni raccolti con pinot grigio, chardonnay. Le viti hanno sostituito le distese di soia e mais con le barbatelle di Glera, poi ribolla gialla e sauvignon. Si aggiungono i progetti di noccioli e magari di cantine e spaccio per un nuovo vino “Amc” da lanciare sui mercati: la maxi eredità intestata alla chiesa veneziana è controllata a vista con sbarre agli ingressi dei campi e una segnaletica che allontana i curiosi.
Nel testamento Chiap si contavano circa 40 milioni di euro in beni, terreni e fabbricati, compresa la casa a Caneva e anche edifici in via Altinate a Padova: esclusi tutti i parenti, visto che mancavano eredi diretti.
Una fortuna che ha fatto discutere e sognare per anni, a Sacile dove l’anziana era famosa per la sua parsimonia e l’attenta gestione del patrimonio famigliare a cui si era dedicata, lasciando la prospettiva di una carriera accademica. Le clausole vincolanti sono che i terreni non devono essere lottizzati e il patrimonio personale va investito per i poveri con talento, per studi e ricerca.
«Il Patriarcato di Venezia promuove un ulteriore gesto di prossimità della comunità ecclesiale veneziana con la promozione di cento borse di studio intitolate Fondo Anna Maria Chiap – l’annuincio della diocesi – per il sostegno alla formazione universitaria». Cento borse di studio di 500 euro contro la crisi del Covid.—
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