Il “Mondo Storto” di Corona vince il premio Bancarella
Il lavoro dello scrittore di Erto ha ottenuto il riconoscimento dei librai con 75 voti su 189. Al secondo posto “Non chiedere perchè” di Franco Di Mare.

PORDENONE. «Mi vengono i brividi se penso che prima di me questo premio l’hanno vinto Hemingway, Guareschi, Singer e Camilleri. E mi pare un miracolo che il montanaro di Erto sceso a valle per dire la sua su un mondo storto che va a rotoli, un uomo che ama il respiro universale dei boschi e non i cinghiali della letteratura, abbia ottenuto questo straordinario successo».
Il miracolo è accaduto l’altra sera a Pontremoli, dove Mauro Corona ha stravinto il premio Bancarella con il suo apocalittico - o, meglio, profetico - La fine del mondo storto, «che non è neanche un romanzo - sottolinea -, forse è piú una sceneggiatura, che mi auguro diventi un film, ma non la nostra prossima realtà planetaria. Io nel libro ipotizzo (e per certi versi mi auguro...) la fine dell’era del petrolio, con conseguenze terribili e anche positive, tuttavia credo che l’uomo sia ancora in tempo per ristabilire il giusto equilibrio del rapporto tra sé e la Natura, riscoprendo i giusti ritmi del lavoro, e con essi la sacralità della terra, sulla quale - ripeto sempre - deve imparare nuovamente a inginocchiarsi, perché la terra è la certezza del futuro. Altrimenti l’uomo sparirà, unica specie vivente ad autoestinguersi per manifesta imbecillità».
La fine del mondo storto (Mondadori) ha conquistato la giuria del Bancarella: su 189 voti, ben 75 sono andati allo scrittore di Erto, che ha staccato di 30 lunghezze Franco Di Mare (Non chiedere perché) e di 47 Andrea Frediani (Dictator - Il trionfo di Cesare). «Per me questo premio è il premio della gente e rappresenta anche un riscatto, un risalire a galla - commenta Mauro -. Ero già felice di essere tra i sei finalisti, vincere poi... Comunque, ti dirò che è una gioia serena. Abbiamo festeggiato e brindato, abbondantemente ma non smodatamente. Prima, alla premiazione, mi ero permesso di dire alla giuria: "Vi ringrazio. Ho scritto 17 libri, belli o brutti che siano, e adesso mi premiate per il peggiore!". Battute a parte, a Pontremoli mi sono davvero divertito. Ti racconto anche questa. Là ho scoperto di avere un gruppo di fan anche Firenze. Questi qua mi hanno rimproverato: “Ma non andrai mica in maglietta nera e bandana a ritirare un premio cosí prestigioso, vero? Ti ci vuole un frac!”. Allora io mi sono fatto fare un frac di carta e un cilindro da mettere in testa: sono salito cosí sul palco, mi sentivo come Valentino Rossi in una delle sue gag dopo l’ennesima vittoria nel Gp mondiale! Un simpatico guascone, e vincente!».
Ma da quando in qua Corona tiene ai premi? «Sono rimasto molto sorpreso dall’assalto dei giornalisti e dal turbinare delle telecamere tv. Ho capito che - oggi nella vita - se sei un vincente ti guardano, ti cercano e ti seguono; altrimenti sei trasparente, invisibile. Questo mi ha fatto e mi farà riflettere molto, ma non cambierà una virgola del mio percorso di uomo e di scrittore».
Uno scrittore che continua a lavorare sodo anche adesso, vero? «Come ho già avuto modo dirti, sto scrivendo un romanzo molto triste e allo stesso tempo dolce, con una parte autobiografica e una narrata in terza persona, tra cronaca e invenzione dal vero, citando Guareschi. Il Leit-motiv è l’impossibilità di essere felici: se non incontriamo problemi e ostacoli, non stiamo bene e andiamo a cercarceli da soli».
Quando uscirà il libro? «L’editore preme e mi fa fretta, ma esce... quando è pronto, decido io». E i piccoli racconti? «Sto lavorando proprio adesso a 20 racconti allegri e uno triste. Ma, per favore, fatemi respirare, ragazzi!».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








