Il mistero del lago è la chiave del delitto

PORDENONE. Oggi arriverà in Procura il responso ufficiale dei Ris di Parma sul caricatore ripescato dai carabinieri subacquei nel lago del parco di San Valentino venerdì scorso.
Si tratta di un serbatoio monofilare, calibro 7.65, di una piccola Beretta: dagli esperti si attende la conferma che si tratti proprio di un componente dell’arma utilizzata dal killer per uccidere i due fidanzati nel parcheggio di via Interna.
Sono già stati eseguiti i tamponi sul caricatore per le tracce biologiche e per le impronte dattiloscopiche. Tracce, anche infinitesimali, potrebbero consentire di ottenere anche solo un profilo parziale, che non attribuisce la paternità dei residui biologici o delle impronte a una persona in particolare, ma che potrebbe risultare utile a delinearne la compatibilità in caso di futuri raffronti. Quando il cerchio si stringerà sull’assassino.
Ma per poter procedere all’analisi dei campioni, ci vorrà qualche giorno: in questo caso si tratta, infatti, di accertamenti irripetibili e, in quanto tali, dovranno essere notificati alle parti interessate. Che, in questo caso, in assenza di indagati, sono le due parti offese, le famiglie di Teresa Costanza e Trifone Ragone.
«Passi avanti ne sono stati fatti, ma il caso è ancora complesso», sintetizza il procuratore capo della Repubblica Marco Martani.
E, in questa fase, diventa fondamentale mantenere il massimo riserbo sulle indagini, per due ragioni: «evitare di dare un vantaggio all’assassino o agli assassini» e «per tutelare la reputazione dei soggetti che, a vario titolo, possono essere coinvolti nelle indagini».
Una platea di sospettati c’è sempre stata, ma ora gli investigatori stanno stringendo il cerchio anche sul movente. Abbandonando i binari morti e concentrandosi, invece, sulle piste più promettenti.
Si indaga nei contesti sociali frequentati dai due ragazzi, anche fuori provincia: dagli ambienti militari alla palestra, dalla movida milanese alla cerchia di frequentazioni a Pordenone. Man mano che si addentrano nelle indagini, gli inquirenti depennano dalla lista i vicoli ciechi.
La sicurezza con la quale gli investigatori – il pool, coordinato da Martani, è composto dai due pm Matteo Campagnaro e Pier Umberto Vallerin, il comandante del Reparto operativo, maggiore Salvino Macli e il capitano Pierluigi Grosseto, al timone del nucleo investigativo – sono arrivati al parco di San Valentino e il riserbo sull’elemento di novità che li ha spinti a scandagliare il lago fanno pensare che dietro questa scoperta ci sia una pista molto concreta.
Nei giorni scorsi il procuratore ha accennato «a elementi investigativi», frutto dell’incrocio di dati e dell’impiego della tecnologia.
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