«Mesi fra incubo e speranza ma oggi siamo più fiduciosi»

Parla il papà di Teresa dopo l'ultimo incontro con gli inquirenti
MESSAE FIACCOLATA PER RAGONE E COSTANZA
MESSAE FIACCOLATA PER RAGONE E COSTANZA

Sono stati sei mesi «fra incubo e speranza», quelli vissuti dalla famiglia di Teresa Costanza. Ma ieri, dopo l’incontro in Procura, i genitori Rosario e Carmelina Costanza, accompagnati dai figli Calogero e Sergio Costanza e dai loro legali, Giacomo Triolo e Selenia Failla (cugina di Teresa), sono usciti «con una fiducia rinnovata negli inquirenti».

A sottolinearlo è lo stesso capofamiglia, che spende parole d’elogio per il lavoro degli investigatori. Una fiducia «rafforzata anche dai risultati diffusi in questi giorni».

«Non abbiamo pace – sospira il papà di Teresa – non ne avremo finché non sarà scoperto l’assassino e non sapremo perché l’ha fatto. Noi vogliamo capire cosa ci fosse nella sua mente per uccidere due ragazzi così buoni, che non creavano problemi, che vivevano di sport e di lavoro. Come si fa a toccarli?».

Domande che tormentano le loro notti insonni. «Speriamo che trovino l’assassino – aggiunge l’avvocato Triolo, assaltato dai giornalisti all’uscita dal palazzo di giustizia – che ha rovinato due famiglie. Per tutti è stato un fulmine a ciel sereno: i familiari si continuano a chiedere perché e chi sia stato a compiere questo efferato delitto che non li fa dormire la notte». Il legale sottolinea come ad animare i genitori sia anche la «voglia di avere giustizia» e che «sapere chi ha ucciso quei due bravi ragazzi» è diventata «la loro ragione di vita».

Sentimenti che tante persone, anche semplici cittadini di Pordenone, condividono. «Tanti si avvicinano a noi, ci sostengono», Rosario rivela la solidarietà espressa dalla gente comune. E poi conclude: «Speriamo di ritornare presto a Pordenone perché vuol dire che avranno preso l’assassino».

L’avvocato Triolo sottolinea l’importanza del ritrovamento del caricatore calibro 7.65 nel laghetto: «Non sappiamo, né gli inquirenti hanno ancora conferma ufficiale che si tratti proprio di un componente dell’arma del delitto. Quel che è certo è che sono arrivati al parco di San Valentino grazie a indagini certosine e sei mesi di lavoro. Noi confidiamo negli inquirenti. Sono stati fatti passi avanti molto importanti, ma la vera svolta sarà la cattura del killer». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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