Il Cer accusa Ferrari: non si è dimesso, era già stato sfiduciato a fine marzo

UDINE. «Il 27 marzo tutti i 19 membri del Consiglio scientifico dell’European Research Council avevano
richiesto che Mauro Ferrari dimettesse dal suo incarico di presidente del Cer» per aver abusato del suo ruolo per promuovere iniziative personali.
È quanto fa sapere lo stesso Cer in una nota, dopo le dimissioni presentate martedì 7 aprile dallo stesso Ferrari con l’accusa alla Commissione di non aver accettato la sua proposta di un programma scientifico su larga scala per combattere il Coronavirus. Le dimissioni di Ferrari «in realtà sono successive a un voto unanime scritto di sfiducia» del Consiglio scientifico del Cer si legge nel comunicato.
«Il Consiglio scientifico del Cer prende nota con dispiacere della dichiarazione fatta da Mauro Ferrari sulle sue dimissioni il 7 aprile. Presentiamo qui i fatti della situazione», si legge nella nota. Il 27 marzo il Consiglio scientifico del Cer ha chiesto a Ferrari dimettersi per quattro ragioni.
Primo «durante i suoi tre mesi in carica, il professor Ferrari ha dimostrato una totale mancanza di apprezzamento per la ragion d’essere del Cer» nel sostenere la ricerca di frontiera condotta dai migliori ricercatori in Europa.
Secondo, Ferrari ha dimostrato scarso impegno col Cer, non riuscendo a partecipare
a molti incontri importanti, trascorrendo tempo negli Usa e evitando di difendere i programmi e la missione«
dell’organizzazione europea.
Terzo, il professor Ferrari «proposto diverse iniziative personali alla Commissione, senza consultare o ricorrere alle conoscenze collettive del Comitato scientifico, mentre ha usato la sua posizione per promuovere le sue idee».
Infine «era coinvolto in diverse attività esterne, alcune accademiche e altre commerciali a cui avrebbe dato priorità rispetto al suo ruolo di presidente del Cer».
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