Il Bowling 71 rimane chiuso, «eppure qui la sicurezza è ok»

La storica attività rientra tra le sale giochi e il Governo non ha dato il via libera I titolari: «Ci sentiamo penalizzati: possiamo garantire distanziamento e guanti» 

Il Bowling 71 è chiuso dallo scorso 8 marzo. E non riaprirà nemmeno oggi. Anche se nella struttura di viale Palmanova, che si sviluppa su una superficie di 2 mila metri quadri, i titolari assicurano che potrebbero essere garantite tutte le necessarie misure di sicurezza, a cominciare dal distanziamento.

«Ma per il momento - spiegano Roberto e Valentina Peloi, padre e figlia che hanno “ereditato” l’attività da nonno Angelo il quale aveva aperto il bowling nel 1971 - non siamo stati inseriti nell’elenco delle attività che possono riaprire. Il bowling rientra nel codice Ateco delle sale giochi (il 932930) e dopo la chiusura imposta dal decreto, di fatto nessuno ha mai parlato di noi, non esistiamo in alcun protocollo».

Da qui l’appello alla Regione, affinché venga consentito di riaprire anche ai bowling.

«La nostra - continuano Roberto e Valentina Peloi - è una multiattività che comprende bowling, snack bar, sala giochi, tennis tavolo, biliardo, un campo di calcetto e un’attività di propedeutica alla boxe. Abbiamo una superficie di 2 mila metri quadrati all’interno dei quali possiamo garantire distanziamento e sanificazione; già prima del Covid-19 eravamo dotati di contapersone elettronico all’ingresso, tablet per le ordinazioni al bar e sistema di prenotazioni online. Non abbiamo giochi d’azzardo con vincita in denaro, ma solo sano divertimento per tutti».

Eppure, per il momento, l’attività non è tra quelle che hanno avuto il via libera per la riapertura. Il timore probabilmente è legato alla necessità di sanificare le palle da bowling o le manopole del calcio balilla  o i pulsanti dei videogiochi.

«Ma se aprono le chiese e i centri commerciali della regione con afflussi di migliaia di persone - riflettono i titolari del bowling -, non vediamo alcun logico e razionale motivo per il quale la nostra attività debba rimanere chiusa. Noi abbiamo tutti gli strumenti per garantire il distanziamento e l’assenza di ogni forma di assembramento vista la nostra superficie. Per quanto riguarda l’utilizzo delle palle da bowling siamo pronti a distribuire dei guanti e abbiamo già predisposto dei tappetti e dei copricalzature per consentire l’accesso alle piste anche a chi non volesse utilizzare le scarpette (sanificate) che forniamo solitamente ai giocatori».

Insomma le condizioni per ripartire secondo i titolari ci sarebbero tutte. Il rischio, altrimenti, è di mettere in ginocchio l’attività. «Dall’8 marzo - ricordano Roberto e Valentina Peloi - non abbiamo incassato nulla, ma abbiamo pagato lo stesso le tasse sui giochi, 6.500 euro, un mese di ferie a tutti i nostri cinque dipendenti che ora sono in cassa integrazione, e le altre spese per un totale di circa 20 mila euro. Riaprire al più presto è essenziale».

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