I profughi nella villa storica (e la saga dell’eredità)

Scoppia il caso villa Lovaria. Il commento di Salvini su Facebook: alloggiati nella corte d’onore. L’erede: ho affittato per carità cristiana. Il conte: non si può
Pavia Di Udine 22 Maggio 2015. Villa Lovaria. © Foto Petrussi
Pavia Di Udine 22 Maggio 2015. Villa Lovaria. © Foto Petrussi

UDINE. Chi l’avrebbe mai immaginato che la “saga” dell’eredità Lovaria finisse al centro del sistema di accoglienza dei profughi e nel tweet di Matteo Salvini, il segretario della Lega nord che ieri su Facebook ha commentato l’arrivo dei 38 richiedenti asilo politico nella dimora del XVII secolo, invitando chi volesse «unirsi al lussuoso soggiorno» a telefonare in prefettura.

Il caso non è affatto banale perché, al di là della causa di divisione tra eredi, c’è in ballo la tutela del monumento.

La storia ormai è nota: Alessandro Viscovich, erede del conte Antonio Lovaria deceduto il 9 giugno 2014, ha affittato alla Croce rossa, a prezzo di mercato, per un anno (il contratto è già in essere), i due appartamenti di sua proprietà situati nel complesso vincolato dalle Belle arti per accogliere i profughi, ma il conte Francesco Lovaria, il discendente della famiglia e proprietario assieme al fratello Andrea e alle sorelle Anna e Isabella, di circa il 60% della villa friulana, assistito dall’avvocato Maurizio Miculan, ha chiesto al prefetto di vietare qualsiasi utilizzo della dimora diverso dalla sua storia e alla Procura il sequestro preventivo della villa di proprietà di Viscovich.

Questi i fatti sui quali sta riflettendo il prefetto, Delfina Provvidenza Raimondo, perché, ha precisato, il vincolo delle Belle arti non impedisce l’utilizzo di unità abitative storiche. Su questi stessi fatti è atteso un parere della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici visto che Viscovich sostiene di averla invitata a manifestare eventuali osservazioni ancora lo scorso 21 aprile.

Intanto l’erede fa sapere di essere stato motivato ad accogliere i profughi dal «sentimento di deferenza nei riguardi del prefetto che si trova a gestire, nell’interesse della collettività, un’emergenza di eccezionale e grave portata, nonché per carità cristiana e sensibilità sociale».

Viscovich non rivela l’importo del canone di affitto che percepirà dalla Croce rossa: attraverso il suo legale, l’avvocato Lorenzo Fabbro, sostiene di aver «affrontato ragguardevoli spese per rendere funzionale l’immobile all’attività istituzionale della Cri». Si parla di circa 30 mila euro.

«Tenuto conto dell’impatto fiscale, le spese supereranno il reddito netto» aggiunge l’avvocato nel precisare che il suo cliente oltre ai due appartamenti affittati alla Cri, uno di 265 l’altro di 396 metri quadrati, «è proprietario del 43% delle restanti parti comuni del complesso, ivi compresi i cinque appartamenti di lusso, di cui detiene il 50%, che sono del tutto estranei all’accordo». Viscovich, continua l’avvocato, «ha liberamente disposto della sua esclusiva proprietà, senza chiedere alcun parere a terzi privati che non hanno nessun diritto al riguardo».

Pavia Di Udine 22 Maggio 2015. Villa Lovaria. © Foto Petrussi
Pavia Di Udine 22 Maggio 2015. Villa Lovaria. © Foto Petrussi

E nel dirsi sorpreso dell’esposto penale presentato dal conte Francesco Lovaria, Viscovich si «riserva di tutelare la propria onorabilità» anche perché «la Cri attua rigidi protocolli di vigilanza e controllo degli ospiti». Questo per smontare la tesi di chi sostiene che la presenza dei profughi nel luogo storico sarebbe pregiudizievole dell’integrità di villa Lovaria.

Allo stesso modo, Fabbro precisa che «la proprietà esclusiva concessa in locazione, da sempre adibita a privata abitazione, non comprende arredi o affreschi che possano essere suscettibili di deterioramento in conseguenza dell’uso convenuto». Per quanto riguarda invece «la proprietà indivisa di cui Viscovich è proprietario per quote tra il 43 e il 50%, ricevute in eredità mortis causa quale fiduciario professionale del Conte Antonio Lovaria, essa è oggetto di costanti attenzioni, recentemente è stato chiesto l’intervento della Sovrintendenza per il ripristino di zone comuni che, all’apertura della successione, apparivano degradate».

Ma i discendenti della famiglia non ci stanno e fanno notare che il vincolo trascritto nel 1997 si estende a tutto il complesso, compreso il parco che i profughi attraverseranno per accedere agli appartamenti.

Ricordano inoltre che il Codice dei beni culturali non consente utilizzi a usi non compatibili con il carattere storico e artistico dei beni vincolati. Resta il fatto che, a giorni, nella villa potrebbero arrivare 38 profughi ospitati finora nelle strutture gestite dalla Cri a Lignano Sabbiadoro. «Persone - assicura il legale di Viscovich - che in questi mesi hanno manifestato condotte corrette».

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