"Ho amici che hanno preso il covid e mi chiedo: perché io no? Contagiarsi non è una colpa, può capitare"

MALFITANO -AGENZIA BIANCHI-PADOVA - INTERVISTA A UBALDO LONARDI
MALFITANO -AGENZIA BIANCHI-PADOVA - INTERVISTA A UBALDO LONARDI

UDINE. Ho quattro amici che si son beccati il Covid, e due di loro sono stati ricoverati in ospedale. Mi chiedo: perché è capitato a loro e non a me? Non ho una risposta. Ogni sera guardo nei tg il numero dei nuovi morti e mi chiedo perché loro son morti e io sono vivo. Contagiarsi non è un errore, e non è una colpa. Semplicemente, può capitare. Ogni giorno corro questo rischio.

Quando esco di casa per comprare i giornali, faccio un tragitto brevissimo, ma passo davanti a un bar che ha dei tavolini all’aperto, e i tavolini son pieni di clienti che si parlano vis-à-vis: quasi nessuno ha la mascherina, e chi ce l’ha la tiene abbassata per poter parlare. Lungo il marciapiede incontro gruppetti che vengono in senso contrario, non hanno la mascherina, chi mi dice che non stiano spargendo il virus? Il bar dei tavolini all’aperto è stato chiuso per dieci giorni, senza nessuna spiegazione: certamente i carabinieri che hanno ordinato la chiusura avranno spiegato ai baristi perché, ma i baristi han lucchettato le saracinesche senza esporre nessun cartello. Qualche cliente, anche lui deluso per la chiusura, mi spiega che i carabinieri han ricevuto una telefonata di allarme per l’assembramento senza mascherine, son venuti e han fatto chiudere.

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Han fatto bene, se siamo in pericolo e ci son delle regole da seguire per salvare la pelle, chi non segue le regole va denunciato ai carabinieri, per la sicurezza di tutti. Ma denunciare è un atto ostile, avrei il coraggio di farlo? Dovrei averlo, altrimenti non dovrei nemmeno scrivere questo articolo, che sostanzialmente è un invito alla denuncia. Sono senza soldi, devo fare un prelievo al bancomat, il bancomat sta nell’atrio della banca, in uno stanzino che s’apre automaticamente, e ha tre sportelli affiancati. Entro e mi trovo a fianco di un altro cliente, sta facendo il suo prelievo, ha la mascherina abbassata, siamo separati da un vetro alto e stretto che serve a impedire che io veda il suo pin quando lo batte, ma non certo a impedire che il suo respiro arrivi fino a me e il mio fino a lui. Sono sicuro al 100 per cento? No.

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E allora? Confido nella buona sorte. Batto il mio pin e intasco i miei soldi. Battendo il pin picchio i tasti, che nel corso della giornata vengono picchiati centinaia di volte, e le mani che li picchiano sono la parte più contagiabile del corpo, un contagiato che fa un prelievo contagia gli altri, non può evitarlo. Le banche chiamate in causa si son scusate spiegando che non possono mettere uno spruzzatore anti-virus accanto alla tastiera per due motivi: primo perché qualunque cliente se lo può nascondere in tasca e portar via, secondo perché il gel disinfettante cola sotto i tasti e crea un cortocircuito.

Ho apprezzato che la banca chiamata in causa da una lettera su un giornale abbia risposto, fornendo quella spiegazione. Ma a quella spiegazione ha risposto un altro lettore, che è anche un inventore, informando che lui ha inventato un laser che usa i raggi per uccidere il virus: ogni volta che uno batte la tastiera del bancomat, il laser si attiva e sterilizza i tasti. Quindi basterebbe attrezzare il bancomat con questo laser a infrarossi. L’ha fatto la mia banca? No. L’ha fatto qualche altra banca? Nessuna. Anche stasera sentirò in tv il numero enorme dei decessi per Covid, e mi chiederò come mai l’ho fatta franca. Non lo so. Mi salvo senza meriti, posso restarci secco senza colpe.

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