Giulio, bandiere a mezz'asta in Fvg per l'addio. Appello di 4.600 accademici per la verità

L'invito della Regione a tutti i sindaci del Fvg in occasione dei funerali venerdì a Fiumicello. Il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ha ricostruito alla Camera la vicenda del giovane friulano: Giulio non era un informatore dei servizi segreti italiani

TRIESTE. La Presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia ha invitato tutti i sindaci ad esporre le bandiere a mezz'asta nella giornata di venerdì prossimo, 12 febbraio, in occasione della celebrazione dei funerali di Giulio Regeni.

«L'iniziativa - afferma la Regione FVG - intende essere un simbolico segno di lutto e di rispetto per la memoria del giovane ricercatore ucciso e per esprimere la vicinanza dell'intera comunità regionale alla famiglia Regeni»

Della Vedova riferisce alla Camera. «Il 25 gennaio Giulio Regeni era atteso a cena da alcuni amici in un ristorante della capitale, ma non è mai arrivato all'appuntamento». Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova in un'interrogazione alla Camera sulla morte al Cairo del ricercatore italiano precisando che a dare l'allarme all'ambasciata è stato un amico di Giulio.

Il professor Gennaro Gervasio, amico di Giulio Regeni che aspettava il ragazzo per cena, «ha riferito all’Ambasciata di avere ripetutamente provato a chiamare Giulio tra le 20:18 e le 20:23, senza ottenere risposta; a partire dalle 20:25, invece, il cellulare del ragazzo risulta spento» ha detto Della Vedova.

«Gervasio - ha aggiunto - gli aveva infatti parlato telefonicamente verso le 19:40».

Le indagini in una fase preliminare. «Siamo in una fase preliminare, sul piano formale è stato assicurato un livello sufficiente di collaborazione» ai nostri investigatori da parte delle autorità egiziane. Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova in un'interrogazione alla Camera sulla morte al Cairo del ricercatore italiano. «Renzi ha avuto rassicurazione da Al Sisi della piena collaborazione dell'Egitto», ha aggiunto.

Le richieste degli investigatori italiani all’Egitto. «Siamo in una fase ancora molto preliminare ed è quindi prematuro trarre conclusioni; fino a questo momento è stato assicurato, sul piano formale, un sufficiente livello di collaborazione».

Venerdì i funerali di Giulio Regeni, ma non di Stato

Lo ha riferito il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, rispondendo alle interrogazioni.

«Le Autorità egiziane hanno preso nota delle richieste di elementi da parte dei nostri inquirenti, che sono ora in attesa di avere i necessari riscontri».

Regeni informatore? Il sottosegretario smentisce. «È palesemente senza fondamento» che Giulio Regeni fosse un informatore dei servizi italiani ha aggiunto il sottosegretario.

«La solerzia dell'ambasciata è un elemento dovuto e, nella drammaticità, positivo. Chi sta al Cairo o in altre città complicate sa che non sta a New York», ha aggiunto rispondendo a quei deputati che hanno sollevato la questione di un impegno dovuto ma «particolare» sul caso Regeni.

Il generale Carlo Jean: squadroni della morte dietro il barbaro delitto
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Si indaga sui telefoni. Gli accertamenti sugli ultimi contatti telefonici di Giulio Regeni sono ancora in corso: «Operazioni di indagine sono condotte dalla compagnia» telefonica «per sapere quali siano state le chiamate fatte e ricevute» dal ricercatore italiano, ha riferito il procuratore capo di Giza, Ahmed Nagy.

Il capo degli inquirenti ha risposto così alla domanda su dove si trovi l'ultima cella agganciata dal telefono di Regeni. Nagy non ha voluto aggiungere altro sottolineando che, per «tutelare l'inchiesta», non può fornire ulteriori informazioni.

Trovato il pc, manca il cellulare. È stato trovato in Egitto e consegnato giorni fa alle autorità italiane il personal computer di Giulio Regeni. Lo si è appreso da fonti giudiziarie di piazzale Clodio.

Il pc, ora nella disponibilità degli inquirenti che dovranno esaminarne il contenuto, era stato recuperato dalla famiglia del 28enne ricercatore nel suo alloggio al Cairo. Non risulta, invece, che Giulio avesse un tablet, a parte il cellulare che non è stato ancora trovato.

Il capo della Procura di Giza, quella incaricata dell'indagine sull'uccisione di Giulio Regeni, aveva riferito che accanto al corpo del ricercatore italiano o nel suo appartamento non era stato rivenuto alcun telefonino, computer portatile o tablet.

Versioni opposte e tanti depistaggi, ma il ministro: «Polizia innocente»
Il ministro dell'Interno egiziano, generale Magdi Abdel Ghaffar, durante la conferenza stampa sul caso Giulio Regeni tenuta al quartier generale della sicurezza nazionale egiziana al Cairo, 08 febbraio 2016. ANSA/RODOLFO CALO'

L’Egitto insiste: indagare tra gli estremisti. Fondamentalisti, salafiti, estremisti o Isis. Non è possibile escludere siano stati loro ad uccidere in modo così barbaro Giulio Regeni». È quanto ha dichiarato l'ambasciatore di Egitto in Italia, Amr Helmy.

«Al momento del delitto, le nostre relazioni bilaterali erano al vertice», ha aggiunto. Chiunque sia stato, è tornato a ripetere il diplomatico, «intende rovinare le relazioni tra Italia ed Egitto. Siamo entrambi vittime di questo crimine».

Lettera di 4600 accademici: vogliamo la verità. Sono ben 4.600, da una novantina di Paesi del mondo, gli accademici che hanno aderito alla lettera promossa in Gran Bretagna per chiedere giustizia e verità sulla morte di Giulio Regeni, giovane ricercatore italiano a Cambridge massacrato in Egitto mentre trascorreva un periodo di studi al Cairo.

Lo scrive il Guardian, che pubblica il testo integrale dell'appello, in cui i sottoscrittori si dicono «inorriditi» per le «torture» subite da Regeni e chiedono che «le autorità egiziane cooperino con un'indagine indipendente e imparziale su tutti i casi di scomparsa, tortura e morte in detenzione denunciati fra gennaio e febbraio, accanto alle investigazioni penali sulla morte di Giulio, al fine di identificare e portare in giudizio i responsabili di questi crimini».

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