Gestione di Lush, Zanolla contro il Comune di Udine: «Affidata a una società della moglie di Caufin»
Interrogazione del consigliere: «Chiarire i rapporti del manager del Distretto». La replica dell’Amministrazione: «L’unico obiettivo è il rilancio del centro»

Non c’è pace per l’ex Tonini alias nuovo Lush: sotto gli scaffali zeppi di bombe da bagno, deodoranti vegani e shampoo solidi potrebbe nascondersi la miccia di un’altra polemica. A sollevare il caso è stato Michele Zanolla, consigliere comunale di Identità Civica, che chiede al sindaco Alberto Felice De Toni e alla giunta – in particolare nelle persone del vicesindaco Alessandro Venanzi e dell’assessore al Patrimonio Gea Arcella – di ricostruire i passaggi che hanno portato all’assegnazione del negozio alla società “Amici della corte”.
Come risulta dalla visura catastale depositata alla Camera di commercio di Milano Monza Brianza, amministratrice di tale società, costituita nell’aprile 2025, sarebbe Luana Sovilla. Come riferito da Zanolla, si tratterebbe della «moglie di Guido Caufin», il manager del commercio, incaricato (e recentemente rinnovato per un secondo mandato) dall’amministrazione di dare nuova linfa alle attività cittadine.
«Caufin non è un consulente qualsiasi» spiega Zanolla: «Il suo ruolo consiste nel promuovere e coordinare iniziative per il rilancio del commercio a Udine, in stretta collaborazione con il Comune e, in particolare, con l’assessore alle attività produttive Venanzi».
Si dà il caso, poi, che la loro collaborazione «non si limiti ai rapporti tra uffici, ma si manifesti anche pubblicamente, attraverso iniziative, incontri e interventi televisivi nei quali i due compaiono spesso insieme, dimostrando di avere un rapporto stretto e consolidato».
Ma non è tutto: secondo Zanolla, infatti, «la vicenda dell’ex Tonini presenta altri aspetti meritevoli di attenzione». In particolare, «dal curriculum di Caufin emergono precedenti rapporti professionali con due delle tre società (Cmd Roma, Propage Srl e appunto Lush) che concorrevano per l’assegnazione del bando e una società di consulenza di cui il manager del commercio è senior partner dichiara di lavorare con marchi collegati ad alcune delle partecipanti».
Il fatto che la gara prevedesse requisiti «particolarmente restrittivi – per partecipare occorreva rappresentare marchi presenti in diversi paesi, anche esteri» –, dal punto di vista di Zanolla «ha limitato l’accesso agli imprenditori locali».
A ogni modo, dopo oltre tre anni dalla chiusura di Tonini e alterne vicende per gli spazi un tempo occupati da capi di abbigliamento di un certo livello, le vetrine di via Rialto 2 sono di nuovo illuminate: «Dopo l’aggiudicazione, Caufin ha partecipato agli incontri tra Lush e gli uffici comunali, in cui sono state affrontate questioni tecniche e contrattuali» ribadisce Zanolla, «e alla fine di questo percorso il negozio risulta gestito da una società amministrata da sua moglie».
Da qui, la richiesta di chiarimenti del centrista: «Con l’interrogazione chiedo di conoscere con chi il Comune abbia sottoscritto il contratto di concessione, a quale titolo una società diversa dall’aggiudicataria gestisca oggi il punto vendita e quali autorizzazioni siano state eventualmente rilasciate». Zanolla chiede inoltre «di chiarire se proprio Lush avesse proposto di affidare la gestione a Caufin».
Da spiegare rimangono pure «i lunghi ritardi nella sottoscrizione del contratto» e, aggiunge il consigliere di Identità Civica, «rimane da verificare l’eventuale richiesta di contributi a valere sul Fondo comunale di rilancio economico, da parte di un’altra società amministrata sempre dalla moglie di Caufin, sulla base di preventivi emessi da Lush».
L’intero ragionamento – e la richiesta di chiarimenti – si basa su una serie di elementi che da soli «non dimostrano che siano stato commesse irregolarità» specifica Zanolla, ritenendo però necessario «capire quanto l’amministrazione sapesse dei rapporti tra i soggetti coinvolti e quali verifiche abbia effettuato».
L’arrivo di una nuova insegna in città è considerato una notizia positiva: «Ciò non toglie che l’assegnazione di un immobile pubblico richieda attenzione e controlli, anche dopo la conclusione della gara» precisa ancora Zanolla. «Proprio alla luce dello stretto rapporto di collaborazione tra il manager del commercio e il vicesindaco Venanzi, ritengo necessario sapere quali informazioni fossero note all’assessorato e quali verifiche siano state effettuate». —C.D.
La replica
Il Comune ha trattato «solamente con Lush» e l’unico obiettivo dell’amministrazione è «il rilancio del centro». La replica, all’affondo di Michele Zanolla, è firmato dagli assessori Gea Arcella e Alessandro Venanzi.
«La concessione è stata aggiudicata a Lush Italia Srl, società che rappresenta l'unico interlocutore contrattuale ed economico del Comune. Le modalità attraverso le quali il concessionario organizza la propria attività commerciale rientrano nelle autonome scelte imprenditoriali della società, nel rispetto degli obblighi previsti dal contratto – spiega Arcella –. Il Comune non interviene nella definizione di questi rapporti imprenditoriali. La titolarità della concessione e gli obblighi contrattuali ed economici nei confronti del Comune sono esclusivamente di Lush, la casa madre con cui il Comune ha relazione diretta».
«È importante distinguere le competenze pubbliche dalle decisioni che spettano agli operatori privati – aggiunge Venanzi –. Il nostro unico obiettivo da subito è stato quello di promuovere il rilancio economico della città, favorire nuovi investimenti e rendere il nostro centro storico sempre più attrattivo. Le procedure di assegnazione hanno seguito un percorso amministrativo autonomo, chiaro e trasparente. L’arrivo di Lush rappresenta un risultato positivo per il commercio cittadino e per la valorizzazione di uno spazio importante del nostro centro storico».
Il Comune, infine, precisa che l’affidamento è avvenuto attraverso una procedura di evidenza pubblica, alla quale hanno partecipato tre operatori e il cui esito è stato determinato da una commissione tecnica autonoma.
Una busta da fuoco amico
Erano un paio di giorni che a Udine circolava la voce secondo la quale il centrodestra stesse orchestrando qualcosa sul tema, in questo caso allargato, del commercio.
Non soltanto, però, perchè in una città piccola come il capoluogo friulano, in tanti guardavano proprio a Michele Zanolla, esponente di Identità Civica e uno dei due consiglieri – il secondo porta alla leghista Francesca Laudicina – ad aver deciso di impugnare in Cassazione l’archiviazione dell’esposto sul presunto accordo elettorale tra Alberto Felice De Toni e Stefano Salmè.
Nella mattinata di venerdì, quindi, quando Zanolla ha inviato ai media il comunicato stampa che anticipava il contenuto dell’interrogazione depositata nel pomeriggio, le tessere del mosaico si sono incastrate tutte al loro posto dimostrando che, come spesso accade nella politica locale, i sussurri possiedono sempre più di un fondo di verità.
Al di là dell’aspetto tecnico, però, non è proprio banale raccontare come Zanolla abbia ottenuto le informazioni – peraltro tutte pubbliche, siamo chiari – attraverso cui costruire il suo attacco al Comune e la sua interrogazione.
Da quello che si è appreso, il consigliere di Identità Civica qualche giorno fa ha ricevuto nel suo ufficio in centro un plico – rigorosamente in forma anonima, ça va sans dire – contenente, appunto, la documentazione in materia.
Materiale talmente corposo – almeno così si racconta – che viene difficile, se non impossibile, non pensare a una sorta di fuoco amico nei confronti di Guido Caufin o di (parte) dell’amministrazione comunale. Non sarebbe la prima volta, in fondo. E nemmeno l’ultima. Almeno in politica. —M.P.
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