Omicidio Venier, Lorena parla di nuovo con il pm: «Non un atto formale, ma il racconto di una tragedia familiare devastante»

La donna, rea confessa di aver ucciso e fatto a pezzi il figlio Alessandro, si è sottoposta a un lungo interrogatorio dopo la chiusura delle indagini. La difesa: «Ha chiarito la dinamica e il dramma interiore: voleva proteggere nuora e nipote»

Lorena Venier, 62 anni, madre della vittima
Lorena Venier, 62 anni, madre della vittima

«Lorena Venier ha scelto spontaneamente di sottoporsi a interrogatorio davanti al pubblico ministero dopo la notifica della chiusura delle indagini, affrontando con lucidità e sofferenza ogni passaggio della vicenda». Lo riferisce, in una nota, l'avvocata che difende la donna, Alice Bevilacqua, sottolineando come la decisione non sia stata «un atto formale o meramente difensivo», ma la volontà di «ricostruire integralmente una tragedia umana e familiare dalle proporzioni devastanti».

Omicidio di Gemona, chiuse le indagini per la morte di Alessandro Venier: «Il delitto pianificato nei dettagli»
La casa in cui Alessandro Venier è stato trovato morto, fatto a pezzi, nella cantina della propria abitazione

Lorena Venier è reo confessa dell'uccisione del figlio Alessandro, in concorso con la nuora Mailyn Castro Consalvo, nella loro casa di Gemona. Ha anche ammesso di averlo fatto a pezzi e nascosto per una settimana in un bidone della propria autorimessa. Attualmente è detenuta nel carcere di Trieste ed è accusata, assieme alla nuora, di omicidio volontario premeditato e pluriaggravato, vilipendio e occultamento di cadavere.

Secondo quanto riportato dalla legale, nel corso dell'interrogatorio sarebbero stati chiariti elementi ritenuti "inquietanti" non solo sulla dinamica del fatto omicidiario, ma anche sul percorso ideativo e sul dramma interiore che avrebbe preceduto l'evento. Venier viene descritta come «una donna profondamente provata», segnata dal peso delle proprie azioni e da un contesto di «enorme sofferenza personale e familiare», maturato nella convinzione di dover proteggere la nuora e la nipote.

«La nostra assistita ha voluto rendere dichiarazioni per contribuire alla comprensione completa dei fatti», si legge ancora nella nota, in cui si evidenzia come «nulla potrà attenuare la gravità di quanto accaduto né restituire la vita spezzata dalla tragedia». Tuttavia, per la difesa, comprendere le motivazioni profonde del gesto significherebbe «restituire complessità umana a una vicenda che non può essere ridotta a una semplificazione mediatica»

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