Femminicidio di Latisana, i funerali di Luigia e del marito: «L’amore non porta mai alla violenza»
Le parole di don Rinaldo Gerussi per l’ultimo saluto a Luigi Codotto e Luigia Rossi, uccisa dal marito.

Una carezza lenta, quasi a voler fermare il tempo. Poi un’altra, sul secondo feretro. Così Alessio, uscito dall’ospedale per l’ultimo saluto, ha salutato per l’ultima volta il padre Luigi Codotto e la madre Luigia Rossi, nella chiesa gremita di Pertegada. Uno sguardo ai piccoli mazzi di fiori bianchi e rossi appoggiati sulle bare, qualche parola sussurrata, poi il silenzio. Attorno a lui e alle sorelle Susanna ed Elisa si è stretta l’intera comunità, in un abbraccio composto e rispettoso.
Quella consumatasi a Pertegada è stata una tragedia familiare segnata da un femminicidio: Luigia Rossi è stata uccisa dal marito nella loro abitazione, colpita mortalmente dall’uomo con un gesto efferato, prima che lui stesso si togliesse la vita. Un atto di violenza estrema che ha spezzato due esistenze e lasciato una famiglia e un paese intero nel dolore.
Durante l’omelia, don Rinaldo Gerussi ha invitato al raccoglimento e al rispetto: «Non ci sono parole per spiegare ciò che succede nella mente di una persona. Siamo vicini ai figli e ai familiari di Luigi e Luigia, perché il dolore ha sempre bisogno di silenzio e rispetto, soprattutto quando si intrecciano le figure di chi è stato vittima e di chi è stato carnefice».
Il sacerdote ha poi pronunciato parole nette: «Luigi ha scritto “l’ho fatto per amore”, ma l’amore non porta mai violenza. Mai. Quello che è accaduto è un gesto che nulla ha a che fare con l’amore». Davanti alle due bare, ha aggiunto, «non sta a noi giudicare, ma stare accanto a chi resta. La famiglia soffre e il nostro compito è accompagnarla, proteggerla, e impegnarci perché episodi come questo non accadano mai più».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto









